Psicosi da terremoto e le notizie-bufala

Il terremoto è distruzione e paura ma può diventare anche terrore ossessivo. In questo stato di debolezza emotiva gli sciacalli del terremoto non rubano solo i beni degli sfollati ma abusano anche della loro fragilità psicologica, facendo circolare notizie-bufala. Non disdegnano da queste il web, alcuni canali televisivi ed anche il blog di Beppe Grillo, dove stavolta vengono prese di mira le trivellazioni per la ricerca di gas e petrolio ritenute probabili cause di terremoti. E intanto, senza avere basi scientifiche, queste pseudo- teorie circolano, fomentando la psicosi delle vittime.

di Maria Cristina Giovannitti

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Nella pianura padana da giorni, ormai, spuntano cartelli firmati dalle associazioni anti-petrolio ed ambientalisti della zona che scrivono Non vi vogliamo, ne abbiamo abbastanza dei terremoti”. Così anche un semplice cantiere per ricerche geofisiche diventa, per le persone delle zone Padane e della Romagna, causa di terremoti. Le parole scritte su questi cartelli non sono frasi di rabbia ma di terrore e panico, il tutto peggiorato dalle informazioni che circolano in questi giorni in Tv e sul web, notizie non dimostrabili e senza riscontri scientifici, magari azzardate da fantomatici geologi che hanno un unico e accertato effetto: aumentare le fobie di tutti quelli che hanno ancora negli occhi le rovine delle loro case e della loro terra.

Per esempio nel blog di Beppe Grillo ricompaiono le teorie, già ascoltate per il sisma all’Aquila, del tecnico Giampaolo Giuliani che parla di prevedibilità dei terremoti da 6 a 24 ore. Questa è la prima grande bufala che contrasta con quello che da sempre affermano gli studiosi: attualmente i terremoti non si possono prevedere in alcun modo, non esistono strumenti che permettano di indicare nell’immediato un terremoto. E’ possibile individuare le zone altamente sismiche e circoscrivere il pericolo in certe fasce, rispetto ad altre, ma non si può sapere quando ci sarà un terremoto, né l’epicentro esatto e né la magnitudo. E’ vero che l’Emilia Romagna non è stata indicata come zona ad alto rischio fino al 2003 con l’attivazione delle nuove norme sismiche, leggi che come al solito sono state attuate a rilento. A conferma di ciò, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in un comunicato stampa del 31 maggio dichiara che:

«le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, deliberate nel 2008, fanno riferimento ad azioni sismiche ottenute dalla sinergia fra INGV e Dipartimento della Protezione Civile. Tuttavia, queste norme sono entrate in vigore in tutta l’Italia solo all’indomani del terremoto dell’Aquilano del 2009»

Così invece di indagare sulla poca prevenzione in un Italia ad alto rischio e cercare di adeguarsi alle norme anti sismiche, si continua a fare lo scarica barile delle colpe e stavolta tocca alle trivellazioni del petrolio e del gas, perforazioni del territorio con pozzi di profondità variabili.

In tutta la pianura padana sono numerose le estrazioni di idrocarburi, specie dal 1998 in cui c’è stata la liberalizzazione delle ricerche. È bene sapere, però, che non vi è mai stato un riscontro che confermi la connessione tra le ricerche di idrocarburi e i terremoti. Oltre alla FederPetroli, anche la maggior parte gli studiosi sostiene che le perforazioni del territorio non sono correlate ai terremoti. Le trivellazioni avvengono solo dopo un paio di anni di indagini geofisiche necessarie per investigare in quel sottosuolo. I due modi per compiere queste ricerche vedono l’uso o di camion vibratori, oppure di esplosivo che può variare nella quantità, da 1kg fino a 200kg.

Per compiere queste necessarie indagini, oltre alle autorizzazioni degli Enti locali, vengono prese tutte le precauzioni del caso: ci si tiene a distanza dai centri abitati, dagli acquedotti, metanodotti e ogni genere di sottoservizi e non è mai stata riscontrata pericolosità per i cittadini. Entrambi i metodi di indagine geofisica, con esplosivo o camion vibratori, creano delle onde sismiche artificiali che gli abitanti possono percepire come terremoti. Nel nesso trivellazioni/terremoti non vi è nessuna concordanza anche perché le recenti scosse sismiche dell’Emilia si sono generate tra i sei e i dieci chilometri di profondità nel sottosuolo mentre i pozzi per prelievo o immisione di idrocarburi in genere non superano i due o tremila metri di profondità. Inoltre un pozzo è un elemento puntuale sul territorio mentre una zona sismicamente attiva comprende una fascia di territorio estesa per centinaia di chilometri quadrati sia in superficie che in profondità.

Assimilabili a dicerie popolari anche quelle teorie che sostengono come i cambiamenti climatici siano delle possibili cause dei terremoti. Intanto queste notizie continuano a circolare e di certo non favoriscono una ripresa per le vittime. La psicosi da terremoto aumenta, le persone sono terrorizzate mentre la cattiva gestione delle norme preventive e anti sismiche per la costruzione delle abitazioni, quale vera causa dei disastri, viene adombrata.

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