Nicola Tanno in “Tutta colpa di Robben”: perdere la vista e non sapere il perché

Se la Spagna non avesse vinto i Mondiali del 2010, probabilmente Nicola Tanno, studente campobassano, non avrebbe perso la vista. In Tutta colpa di Robben -edito Ensemble- Nicola racconta la sua drammatica storia, cominciata la notte del 12 luglio 2010 mentre era sceso in piazza, a Barcellona, per festeggiare con tutti la vittoria calcistica della spagnola. In quel clima gioioso, senza nessun motivo, viene sparato con un proiettile di gomma da un poliziotto dei Mossos D’Esquadra. Nicola perde la vista dell’occhio destro. La festa diventa dramma, il dramma diventa lotta …

di Maria Cristina Giovannitti

RobbenNicola Tanno non è un ultras, né un violento. Nicola è un giovane studente di Campobasso che si trovava a Barcellona per un Master post laurea. La notte del 12 luglio 2010 decise di scendere in piazza a Barcellona e festeggiare con tutti la vittoria della Spagna ai Mondiali. Il clima era quello di festa collettiva, di un sano divertimento, di gioia comune per la vittoria. Nicola scese in piazza con la sua telecamera per documentare la piazza festante e poi scriverne nel suo blog. Per lui, però, la festa nel giro di pochi attimi si è trasformata in un dramma ancora oggi inspiegabile.

«C’è un uomo che mi ha sparato. E lo ha fatto la notte del 12 luglio 2010 a Barcellona, a Plaça Espanya. E io attendo di capire il perché», così scrive nella sua autobiografia.

Oggi Nicola è residente, con la sua famiglia, a Barcellona ma è tornato nella sua città, Campobasso, per presentare il suo nuovo lavoro Tutta colpa di Robben, con prefazione di Tonio Dell’Olio. Questo libro è il racconto del suo dramma, dell’ingiustizia vissuta e di una situazione che ancora oggi resta irrisolta. Un poliziotto del Mossos d’Esquadra, un corpo di polizia autonomo, lo ha sparato a meno di 30 metri di distanza. Nicola è stato colpito dal proiettile di gomma all’occhio destro, perdendone la vista e sottoponendosi a vari interventi chirurgici, uno necessario per inserire una placca di titanio.

Nicola che festeggia in piazza e, inconsapevole, perde la vista dell’occhio destro. Nicola che, da tutta questa storia, riesce a trovare la forza di lottare contro l’uso di queste armi pericolose e si fa portavoce di altre persone colpite dai proiettili di gomma. Nicola che fonda a Barcellona “Stop Bales de Goma”, un’associazione che riunisce le vittime e tutti coloro che sostengono la sua lotta. Il titolo del suo libro, Tutta colpa di Robben, è il sunto di quello che è stato: se il giocatore olandese Arjen Robben avesse fatto goal, la Spagna non avrebbe festeggiato e lui non avrebbe perso la vista ad un occhio. Robben come casus belli del suo dramma in un titolo che lascia anche un senso d’ironia: in realtà quello che è stato non può essere cambiato ma di certo va’ combattuto, come lui stesso ci dice.

Tutto comincia la notte del 12 luglio 2010. Cosa ricordi del momento in cui ti hanno sparato?

Ricordo tutto. Camminavo verso un bar quando mi ritrovai sospeso in aria per alcuni secondi. Ero convinto che vi fosse stata un’esplosione alle mie spalle ma poi, ho toccato l’occhio destro con la mano e ho capito che ero stato ferito all’occhio. Immediatamente sono stato soccorso dalle persone che mi circondavano e dopo pochi minuti è arrivata l’ambulanza. Devo sottolineare che quella sera non vi era stato nessun atto vandalico che necessitasse un intervento della polizia come quello a cui assistetti: cariche indiscriminate e spari di proiettili di gomma contro persone inermi.

Dopo la tua esperienza hai fondato l’associazione “Stop Bales de Goma”. Da chi è formata?

Dalle vittime dei proiettili di gomma dei Mossos d’Esquadra nonché da persone che, pur senza essere stati feriti da quest’arma, ritengono che dovrebbe essere proibita. Molte di queste persone sono della comunità italiana di Barcellona, molto attiva nelle vicende politiche della città.

Quali sono i vostri obiettivi, i motivi della vostra lotta?

Da due anni lavoriamo per informare la società catalana degli effetti dei proiettili di gomma e denunciamo la difficoltà nell’individuare i responsabili e di ottenere una sentenza favorevole. Nessuno di quelli che ha perso un occhio sa chi è il poliziotto responsabile, il quale continua a lavorare dentro il corpo di polizia. Durante tutto l’anno passato abbiamo realizzato una campagna di pressione verso il Parlamento catalano per chiedere la proibizione di questi proiettili. Da qualche mese la nostra battaglia si è spostata anche ad altri temi: insieme ad altre entità abbiamo costituito una piattaforma in supporto legale di coloro che soffrono violenze da parte della polizia.

Quante sono le vittime fino ad oggi?

Nell’arco di pochi anni sono 7 le persone che hanno perso un occhio colpiti dai proiettili di gomma, due di questi lo scorso 29 marzo. Ad essi andrebbero aggiunti tutti coloro colpiti in altre parti del corpo senza, tra l’altro, avere alcuna accusa a proprio carico.

Questi proiettili di gomma sono delle armi, non letali, ma di grandi pericolosità. Com’è possibile che siano utilizzate per garantire la sicurezza pubblica?

I Mossos d’Esquadra sostengono che queste armi sarebbero utili nel disperdere gruppi violenti che agiscono in gran numero. Si tratta dunque di un’arma di dispersione, che viene sparata nel mucchio con il rischio di colpire qualsiasi persona. Inoltre si può affermare con certezza che questi proiettili non determinano affatto un abbassamento della tensione quanto, piuttosto, una serie di reazioni a catena. Si tratta di armi dagli effetti sproporzionati, di dubbia efficienza e che possono ferite persone esterne a qualsiasi atto violento o vandalico.

Hai denunciato i Mossos d’Esquadra. Il governo catalano come si è comportato in questa vicenda?

Sì, ho denunciato il poliziotto che mi ha sparato e i suoi capi. Ovviamente individuare il responsabile è davvero difficile perché i Mossos negano qualsiasi responsabilità nonostante il fatto che vi sono molte persone hanno testimoniato davanti a un giudice affermando di aver visto un poliziotto colpirmi sul viso. Il Governo catalano non ha mostrato nessuna disponibilità nell’aiutare me e le altre vittime ad individuare i responsabili.

E il governo italiano?

Ho avuto alcuni incontri cordiali con il Console italiano a Barcellona ma non credo che vi siano state particolari pressioni. Di fatto, nove mesi fa il giudice istruttore ha chiesto l’archiviazione del caso e ancora non si hanno notizie del nostro ricorso.

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