MAURO ROSTAGNO/ Dal “rosso” della politica fino al “giallo” della sua morte

Nell’aula bunker ‘Giovanni Falcone’ da due anni si svolge il processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, sociologo e giornalista. Rostagno era per Cosa Nostra una ‘cammurrìa’ –una spina nel fianco- così lo definì Totò Riina; il suo coraggio oltraggiava la malavita. Tra la radio, i suoi scritti e la comunità per tossicodipendenti Rostagno aveva dichiarato guerra alla mafia. A 24 anni dall’omicidio (26 settembre 1988), il suo è diventato un processo contro la Mafia che vede per ora accusati Vincenzo Virga, il mandante e boss di Trapani e Vito Mazzara, l’esecutore.

di Maria Cristina Giovannitti

ROSTAGNO_mauro_anniversarioMauro Rostagno non era siciliano ma amò quella terra forse più di tutti coloro che nascendo a Trapani, imparano a conoscere Cosa Nostra da sempre. Lui, giornalista e sociologo, nel periodo “rosso” del ’69 fondò il movimento di Lotta Continua e durante gli anni dell’autunno caldo e delle mobilità sindacali, era sempre stato impegnato in prima linea nelle occupazione delle fabbriche, a favore dei diritti dei lavoratori. Il suo primo contatto con la Sicilia ci fu negli anni ’72-’75 quando si trasferì a Palermo come assistente universitario. Seguì poi l’interesse politico candidandosi nei DP, Democrazia Proletaria, per pochi voti escluso.

E dal “rosso” degli anni ’70, dove si delineò un terrorismo poco amato da Rostagno, scelse di lasciare l’Italia in balìa degli ‘anni di piombo’ per un viaggio in India inaugurando il periodo della spiritualità, della meditazioni e delle consapevolezze. Il rosso intenso della sinistra estrema cominciò a sfumare nell’“arancione” di quella dottrina stile New Age di Ocho, un guru indiano.

Tornato in Italia nel ’81 decise di trasferirsi a Trapani, una terra martoriata dalle faide interne, violentata dai soprusi, dagli abusi di potere e dai giochi di palazzo, per rendersi di nuovo portavoce del popolo. Iniziò a lavorare presso un’emittente televisiva locale, la RCT, e cominciò così la sua attività di giornalista libero da qualsiasi tipo di lobby politica, scomodo per la mafia. Il suo programma diventò la voce urlata di quella Trapani che subisce il potere vigliacco e becero di Cosa Nostra. Abusi di potere, tangentopoli, intrighi di affari e situazioni losche, con Mauro Rostagno venne a galla il marciume della mafia, consapevole di essere un fastidioso personaggio da eliminare, viste le ripetute intimidazioni ricevute. Memorabile fu l’intervista di Rostagno a Paolo Borsellino: «La classe politica sostiene la lotta dei magistrati impegnati contro la mafia?». Alla domanda di Rostagno la risposta schietta di Borsellino «La risposta dello Stato deve essere globale. La magistratura si occupa solo di un momento, quello della repressione ma la mafia va combattuta anche con altre armi».

Continuò a colpire Cosa Nostra nel punto di maggiore forza per i loro traffici economici: la droga. Negli anni trapanesi fondò la comunità di Saman insieme a Chicca e l’amico Franco Cardelli, nata come comunità-Osho e diventata un progetto di recupero per tossicodipendenti.

Dall’”arancione” della sua filosofia di vita si passa al “giallo” della sua morte: venne ucciso nella sua Fiat Dune Bianca nella frazione di Lenzi, in Valderice a poche centinaia dalla comunità Saman. Il mistero e le verità irrisolte ancora oggi adombrano il suo assassinio, a cominciare dall’arma del delitto mai trovata, fino alle sue casette, una video ed una audio, che Rostagno ha sempre portato con sé e che sono state sottratte dalla sua borsa. Chiara la firma di Cosa Nostra sulla scena del crimine seppur evidenti sono stati i depistaggi: molte le vittime innocenti del caso, nel ’96 è stata arrestata la compagna Chicca, pensando ad un movente passionale, di gelosia,e scarcerata in seguito. Sospettato anche l’amico Franco Cardello ed alcuni tossicodipendenti della sua stessa comunità. Solo dopo 24 anni dall’omicidio è cominciato il processo contro Vincenzo Virga, il mandante e boss di Trapani e Vito Mazzara, l’esecutore. E sono molti ancora gli intrighi da scoprire. Rostagno per Cosa Nostra è stato una ‘cammurrìa’, così lo definì il boss Totò Riina, una spina nel fianco.

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