BRINDISI ATTENTATO/ Chi e perché ha ucciso? Parliamo di Intelligence con Roberto Colella

Melissa Bassi, la giovane sedicenne vittima della strage di Brindisi, prima di morire ha detto al dottore del 118 che l’ha soccorsa: “Mi chiamo Melissa. Cos’è successo?”. Si spegne con questa domanda la vita di una ragazza che, come ogni mattina, stava andando a scuola. Cos’è successo? Chi ha deciso di colpire così brutalmente delle ragazze incensurate? Le indagini si muovono su più piste: si propende per il gesto isolato di qualche folle senza, però, escludere l’azione terroristica e mafiosa. Noi ne abbiamo parlato con Roberto Colella, giornalista di guerra, esperto di criminologia ed Intelligence nel contrasto al terrorismo.

di Maria Cristina Giovannitti

BrindisiAlle ore 7:45 di sabato 19 maggio esplodono tre ordigni, bombole a gas, nascoste in un cassonetto davanti all’Istituto Professionale “Morvillo-Falcone” di Brindisi. Muore la studentessa Melissa Bassi, 16 anni, altre 4 sono in gravi condizioni. La telecamera che è vicino al chiosco, di fronte alla scuola, ha ripreso un uomo, forse quello che ha premuto il bottone del telecomando facendo esplodere la bomba. Chi ha organizzato tutto ha avuto la lucida intenzione di voler compiere una strage dai risvolti mediatici brutalmente eclatanti.

Nella conferenza stampa di domenica 20 maggio, il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli, ha dichiarato: “Dal lavoro svolto fino ad ora dai migliori investigatori d’Italia, mi sento di escludere la matrice mafiosa. Potrebbe essere il gesto isolato di un folle con una volontà stragista ma, al momento, non possiamo neanche escludere la pista terroristica”. Il reato è stato iscritto all’articolo 422 del codice penale come reato di strage per l’incolumità pubblica. È comunque un gesto terroristico.

Ne abbiamo parlato con Roberto Colella, giornalista di guerra, che dirige l’I.S.S. – Institute for Strategic Security Studies– ed è assistente al direttore del Master in Reporting di Guerra, Intelligence e Sistemi Criminali dell’Università Popolare di Arezzo.

 

Roberto_ColellaPer quanto riguarda la strage di Brindisi, credi che sia possibile escludere la pista della Sacra Corona Unita?

Per ora non è possibile escludere alcuna pista, compresa quella legata alla Sacra Corona Unita, soprattutto per una presenza, in quelle zone, ancora ben visibile.

Perché?

Perché trattandosi di mafie locali, la presenza della Sacra Corona Unita in Puglia e le modalità fanno ripensare anche ad altri attentati. Poi tutto si può dire, potrebbe trattarsi di un gesto di uno psicopatico addestrato. Però voglio assicurarvi che le mafie in generale si sono evolute. Hanno capito come attirare l’attenzione mediatica.

Possiamo parlare in questo caso di terrorismo?

Si tratta comunque di una strage terroristica che poteva essere ancora più grave per numero di vittime. Sia che si tratti di terrorismo politico o di stampo mafioso c’era l’intenzione di commettere una grave strage.

Che indizi te lo fanno pensare?

Perché si è voluto colpire una scuola, un edificio simbolico frequentato da ragazzine.

Perché colpire delle studentesse davanti ad una scuola?

Le azioni terroristiche prendono di mira persone, edifici o luoghi con un forte valore simbolico. Sequestrare 100 bambini in una scuola è più efficace che sterminare 100 adulti in una caserma, in quanto il risalto mediatico sarà maggiore. Uno degli scopi principali di un’azione terroristica è la risonanza mediatica ancora più della distruzione.

Quanto è diffuso il terrorismo in Italia?

Beh, il terrorismo in Italia: bisogna distinguere quello nazionale da quello di matrice internazionale dovuto a varie infiltrazioni nel nostro territorio. Ogni gruppo terroristico si articola in cellule e alcune sono presenti anche nel nostro Paese. Ad esempio un gruppo pericoloso è quello algerino, il gruppo salafita per la predicazione ed il combattimento presente soprattutto in Campania. In Italia vi sono articolazioni di Hezbollah, di Hamas del Milli Gorus turco. C’è però da dire che sia Hamas che Hezbollah nascono come movimenti politici che poi nel tempo si sono dotati di un’ala militare tanto che a livello internazionale non tutti gli Stati li riconoscono come gruppi terroristici. Poi c’è il terrorismo nazionale, quello politico e quello di stampo mafioso comunque ancora molto presente. La situazione di crisi economica favorisce notevolmente sia quello politico che quello mafioso. Le mafie in Italia hanno subito grosse decapitazioni però attenzione a non abbassare mai la guardia.

Cos’è l’Intelligence?

L’Intelligence viene intesa come la raccolta e la successiva analisi di notizie e dati dalla cui elaborazione si possono ricavare informazioni utili al processo decisionale militare, nonché a quello relativo alla sicurezza nazionale ed alla prevenzione di attività destabilizzanti di qualsiasi natura. Vi sono varie tipologie di Intelligence: Comint, Elint, Osint, Imint, Sigint, Techint, Humint e Masint.

Che ne pensi del rapporto tra il terrorismo ed i piani di sicurezza e prevenzione che esistono (se esistono) in Italia?

La cultura della difesa e quella militare sono alla base di un servizio di sicurezza ottimale e devono essere proprie anche dell’Italia e soprattutto l’università deve avere un ruolo decisivo nella formazione affinché lo Stato possa attingervi senza limitarsi alla distribuzione di posti sulla base del personale da accontentare. Questa limitazione dell’ “intelligence italiana” ha radici come visto abbastanza profonde ma il cambiamento di rotta sembra ancora non interessare la classe politica dalla corta visione e dall’incapacità di guardare al Mondo. Purtroppo il tema della sicurezza in Italia è deficitario perché non viene affidato a settori specializzati, anzi mancano proprio degli assetti.

Tu che sei stato in molti teatri di guerra come giornalista, come si muovono gli altri Paesi per prevenire azioni terroristiche?

In altri Paese c’è una cultura dell’Intelligence completamente diversa soprattutto in quelli anglosassoni. Nelle zone di guerra la sicurezza spesso è garantita dai contractors, che qualcuno definisce mercenari, ma in realtà sono soldati altamente specializzati che garantiscono la sicurezza e protezione a vari soggetti in zone di guerra.

Per evitare stragi come questa di Brindisi, l’Italia come dovrebbe muoversi sul piano della sicurezza nazionale?

Bisogna riformare completamente il settore dei servizi segreti. Negli Usa gli investimenti sull’intelligence e la sicurezza da molti anni sono stati indirizzati alla ricerca e alle università. In Italia la scarsa attenzione verso la ricerca è uno dei parametri di debolezza di un intero sistema che ci pone in condizione di inferiorità rispetto alle altre Nazioni più evolute. Non si ha notizia di nessun investimento indirizzato alle ricerche di interesse per l’intelligence, né si conosce l’esistenza di ricerche utilizzate dai settori dell’intelligence nazionale. Mancano le scuole di formazione e manca il contatto tra l’università e gli organi predisposti. L’università che organizzano corsi specifici sono ancora poche ma nel tempo dovrebbero rappresentare il bacino da cui attingere.

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