ARTURO GIOVANNITTI/ Primo maggio in galera

Tra gli eroi di casa nostra risuona imponente il nome di Arturo Giovannitti e delle sue incisive lotte per la tutela dei diritti dei lavoratori. Primo maggio in galera è una delle più suggestive e simboliche poesie, insieme a The Walker, nella raccolta Parole e Sangue, edito Cosmo Iannone. Icona di lotte politiche, sociali e morali, pagando anche con il carcere le proprie idee, Arturo Giovannitti è stato uno dei primissimi precursori delle vere battaglie sindacali. Quando scioperare era ancora un diritto …

di Maria Cristina Giovannitti

giovannitti_anziano“Infiniti sono i nove piedi di una cella di prigione, e senza fine è la marcia di colui che cammina tra il muro di mattoni gialli e il rosso cancello di ferro …” (The Walker- Colui che cammina).

Arturo Giovannitti è stato il pioniere di una politica a favore dei lavoratori e dei loro diritti in un periodo in cui la parola ‘sciopero’ era ancora un termine inerte del vocabolario, ed anticipatore di una modernità atipica per l’epoca: culturalmente cosmopolita prima di qualsiasi moda.

Nato a Ripabottoni nel 1884, studiò presso il convitto Mario Pagano di Campobasso per poi emigrare in Canada a diciassette anni e studiare teologia. Lì cominciò a frequentare il popolo: minatori e wobblies – sindacalisti rivoluzionari dell’ Industrial Workers of the World, perorando i loro interessi. Non è un caso che la sua prima poesia in lingua italiana fu scritta il 1 maggio del 1908 su “Il proletario”, un foglio di sindacalismo rivoluzionario, firmandosi come Il Corsaro.

Una vita trascorsa tra lotte antifasciste e movimenti attivisti, refrattario contro qualsiasi espressione politica troppo faziosa ed avendo come unico interesse la libertà del lavoratore. Ideologie pagate a caro prezzo: nel 1912 venne incarcerato a Salem nello Stato del Massachusetts insieme ad Joe Ettor, altro organizzatore sindacale, e Caruso. I tre erano accusati dell’omicidio di una certa Anna Lo Pizzo, operaia scioperante uccisa con un colpo di pistola da un agente durante un movimento di protesta organizzato proprio da Arturo Giovannitti e Joe Ettor. I sindacalisti erano ritenuti responsabili perché sobillatori che incitavano alla provocazione ed alla resistenza. Aperte le porte del carcere preventivo, cominciò un processo tendenzioso e fasullo. Testimonianze false, accuse infondate che peggioravano la loro posizione e rendevano sempre più probabile la condanna a morte. Dei dieci mesi di carcere, Arturo Giovannitti ce ne ha parlato attraverso le sue poesie, descrivendo angosce, paure ma soprattutto la voglia, ancora forte, di combattere per il popolo.

“Tre cose sono sempre deste nella notte: l’uomo che cammina, il mio cuore, il vecchio orologio dall’anima satanica che segna e registra i rintocchi della morte …” (The Walker – Colui che cammina).

Un Primo maggio in galera per Arturo che scrivendo al fratello Carlo diceva: “Nel mezzo dei ricordi a me soavi, l’incanto ha rotto la voce del secondino, ed il suo riso atroce ed il tinnire de le orrende chiavi …”.

Il processo si concluse con l’assoluzione dei tre grazie all’autodifesa brillante del sindacalista Giovannitti, un’arringa in inglese avvincente e ricca di ideali dove sottolineava con passione il suo sostegno ai lavoratori ed alle vittime innocenti del mondo. Il caso Salem suggellò Arturo Giovannitti come il bardo della libertà.

Come trascorrere al meglio il 1 maggio? Ripercorrendo le emozioni e la vita di Arturo Giovannitti attraverso le sue poesie e ritrovando la sana voglia di credere ancora nei valori, senza tornaconti. Buon Primo maggio. 

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