“Pecorelle” e “Pecoroni”….Storie da un Paese alla rovescia

L’Italia è decisamente un paese alla rovescia. In Val di Susa i fatti vengono trasformati nel loro contrario. Mi ha fatto davvero impressione il coro di commenti irritati e perbenisti scatenati dal video che mostra l’innocua provocazione di un manifestante della Val di Susa verso un carabiniere. Si è scomodato Pasolini, si è parlato di squadrismo, si è evocato il rischio di un’escalation di violenze, il tutto senza mostrare il minimo senso del ridicolo, nonostante l’acme della provocazione sia stato individuato – dagli indignati commentatori – nell’epitetopecorella”.

di Italo Di Sabato

Il-Giornale-11-300x219Raramente m’è capitato di vedere i media mainstream schierati come pecoroni da una parte: quella pro Tav. Il fatto non mi sorprende, per carità: più sono alti gli interessi economici in gioco e meno è indipendente la stampa. Però non ricordo d’aver mai visto un salto di qualità così repentino. In pochi giorni quotidiani e televisioni hanno silenziato quelle scarne parole che prima spendevano per informare, diventando praticamente tutti omologati e sovrapponibili

Ma in Italia, ormai,  non si può parlare di polizia e forze dell’ordine, se non per omaggiarle, o per scandalizzarsi se un agente fra mille è fatto oggetto di sberleffo. Vorrei chiedere agli indignati commentatori di questi giorni, perché non domandano a chi ha gradi e funzioni di comando, di rispondere ad Alberto Perino, pacifico manifestante che denuncia d’essere stato manganellato senza ragione, riportando la frattura del braccio.

E perché non si scandalizzano, e non si preoccupano per la tenuta democratica del nostro paese, di fronte agli agenti antisommossa che aggrediscono gruppi di cittadini all’interno di una stazione, o che irrompono come vere forze di occupazione militare dentro i locali pubblici rompendo le vetrine d’ingresso. E ancora: nulla da dire sull’impiego smodato di lacrimogeni, sulle brutalità dello sgombero  a Bussoleno (poche righe in articoli di cronaca del tutto secondari), su Luca Abbà inseguito sul traliccio, o andando indietro di qualche mese sui candelotti lacrimogeni cs (armi vietate dalle convenzioni in quanto il CS – orto-clorobenziliden-malononitrile – è un composto che rientra tra le cosiddette “armi chimiche”) sparati ad altezza d’uomo, con sprezzo del pericolo (corso dagli altri) e delle leggi?

Non voglio farne un fatto personale, ma gli sdegnati commentatori di questi giorni, dov’erano quando dipendenti dello stato, tenuti all’applicazione delle leggi e al rispetto dei diritti costituzionali, massacravano persone inermi durante il G8 del 2001, usando in qualche caso, ad esempio alla scuola Diaz, “armi letali” (definizione del capo del reparto che lo utiliizzò) come il manganello denominato Tonfa? Fatti antichi, non pertinenti? Mica tanto, se si pensa che le bravate di Genova, le “prove tecniche di colpo di stato”, secondo la definizione di Andrea Camilleri (uno che va bene ai benpensanti solo quando scrive fiction), hanno fatto scuola e sono diventate regola.

Sanno o non sanno i risentiti commentatori che la nostra polizia di stato non ha mai rinnegato gli scempi dei corpi e delle leggi compiuti in quelle tragiche giornate? Che Nessun rappresentante dello Stato Italiano, dal Presidente della Repubblica, ai Ministri degli Interni e della Giustizia, ha mai pensato di porgere, in nome della Repubblica Italiana, le scuse a tutti i manifestanti vittime delle violenze da parte delle forze di Polizia, alla Diaz, a Bolzaneto, nelle strade e nelle piazze di Genova, a luglio del 2001?,  Che i dirigenti – di rango nazionale – imputati e condannati in appello non hanno subito il minimo rimprovero e oggi occupano posizioni ancora più importanti al vertice della polizia italiana?

Perché non diciamo la verità? La verità è che stiamo subendo un’offensiva autoritaria terribile, con un movimento civile, una fetta importante della popolazione valsusina che vengono criminalizzati, per affermare più che la volontà di realizzare un’opera inutile e costosa, un principio di fondo, e cioè che non c’è spazio per mettere in discussione gli affari, cioè i soldi pubblici destinati ad aziende private, né per contestare un modello di (anti)sviluppo che quanto più è in crisi, tanto meno tollera interferenze di sorta.

Gli indignati commentatori si facciano un esame di coscienza. Si domandino se non stiano partecipando più o meno consapevolmente al teatro della propaganda per la grande opera in quanto tale e si chiedano se la canea scatenata da quella “pecorella” non sia la spia di un accecamento collettivo, di un conformismo così radicato che induce a scandalizzarsi per un epiteto di troppo e a non vedere i manganelli che spezzano le ossa, i lacrimogeni che avvelenano i polmoni, le cariche senza senso e le inutili brutalità contro cittadini che manifestano – che piaccia o meno il proprio dissenso.

La maggioranza dei media sta contribuendo insieme a banchieri, ministri, costruttori, cosche mafiose, a costruire in Italia un paese alla rovescia. Un paese in cui sta diventando ormai più facile diventare “eroi” che vivere con dignità. Basta stare dalla parte dei forti con i deboli. Una retorica che nasconde tanta robaccia.

Bisogna prendere atto del fatto che in Italia più che negli altri paesi dell’occidente il “sistema”, cioè l’insieme dei giornali, delle tv, degli opinionisti ha sparso in questi anni una cultura fortemente giustizionalista, razzista, esasperatamente competitiva e di sopraffazione. Ha fatto in modo che si affermasse il principio che il più ricco, il più forte, il più dotato, il più armato, il più furbo ha sempre ragione. Non è cosi? Non è diventato senso comune l’idea che l’obiettivo di una società moderna, di uno stato liberale sia innanzitutto di garantire la sicurezza e il benessere delle sue classi dirigenti e poi di proteggere i diritti delle classi medie, e poi di reprimere le ribellioni?

Infine, ma non per importanza. C’è il maggior partito di governo e di opposizione a se stesso – il Pd – che sta ancora una volta cercando di superare in zelanteria filo Tav e filo-governo, la “fascisteria” ripulita che ha governato questo paese con Berlusconi. A Genova nella cabina di regia della macelleria messicana c’erano gli ex fascisti di An e gli uomini neri della Nato. Nella cabina di regia della repressione dei No Tav rischiamo di trovarci quelli che intendono rappresentare l’opzione progressista nel futuro del paese. Un paese alla rovescia, appunto.

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