“Le vittime di usura e di estorsione, non denunciano per omertà ma soprattutto perchè la colpa è dello stato”

di Frediano Manzi

È iniziato dalla mattina di mercoledì 1 febbraio il terzo sciopero della fame che andrà avanti ad oltranza, fino alla fine, e la responsbailità sarà di tutti.

frediano_manziDa adesso in avanti tutta la classe politica nazionale si dovrà assumere politicamente e pubblicamente la responsabilità, di decidere se condividere la giusta battaglia a favore delle 625 mila persone che ogni anno finiscono vittime di usura ed estorsione in Italia.

625 mila vittime, poche centinaia di denunce in tutta Italia: vi spiego il perchè.

  1. 400 mila “pezzenti”, vittime di usura, perchè tali li considera lo Stato, che sono casalinghe, impiegati, dipendenti pubblici, pensionati, e molti altre categorie ancora i quali non essendo in possesso di una partita iva non possono accedere alla infame e indegna Legge 108 del 1996 che prevede alle vittime di usura di accedere ai fondi. Come mai avviene questo? Ve lo spiego in maniera diretta e cruda e le mie parole faranno male a molti: ” Zu Tano, ossia il signor Tano Grasso, Presidente Onorario della Fai ( Federazione antiracket italiana) , quel Cartello di Associazioni nate, la maggior parte di esse, per accedere ai fondi e destinatarie di milioni di euro che ogni anno lo Stato mette  loro a disposizione, non vuole cambiare la Legge 108 del 1996 affinchè i 400 mila pezzenti, vittime di usura, possano accedere ai fondi”. Perchè lo definisco “Zu Tano”? , perchè la frase riccorente è: “che non si muove foglia nell’antiracket che Zu Tanu non voglia”. Ma Zu Tanu era anche chiamato dai microfoni della radio del vero eroe antimafia Peppino Impastato, che nella Cisini sfidava coraggiosamente Tano Badalamenti che solamente dopo 30 anni e vari depistaggi e grazie al coraggio di sua madre è stato finalmente riconosciuto come il mandante del suo omicidio. Bene Zu Tano Grasso ha deciso e ve lo confermerò attraverso le parole del responsabile sicurezza del Pd On Emanuele Fiano che “i 400 mila pezzenti non possono accedere ai fondi , perchè lo prosciugherebbero”. E allora scioperiamo finchè questa indegna e infame norma non venga cambiata. Chi lo spiega a Giorgio, magazziniere di Bollate, che il 28 dicembre 2011 dietro mia diretta pressione lo convinsi a denunciare e fare arrestare una banda di strozzini violenti e pericolosi, che contiuavano a minacciare di morte  lui e di violentare sua moglie?  Per 3000 euro ha restituito in 3 mesi 15 mila euro. Giorgio non ha da sfamare i suoi figli, Giorgio non ha da pagare le bollette del gas e della luce, Giorgio non ha diritto ad accedere ai fondi perchè è uno dei 400 mila pezzenti. Zu Tano, perchè non glielo spieghi tu a Giorgio?
  2. Quei pochi imprenditori che invece hanno lo strepitoso coraggio di denunciare di essere vittime di usura e di estorsione ed accedere ai fondi dal momento della denuncia, mediamente ci mettono tra i 3 e i 7 anni. L’attuale Legge invece prevede che dietro parere favorevole del Pubblico Ministero e fatta domanda attraverso la Prefettura che entro 60 giorni debbano avere una risposta, se hanno diritto di acceso al fondo. Volete sapere invece come funziona nella realtà? Ve lo spiego subito: se la denucia arriva da quel circuito di Associazioni antiracket che fanno capo alla Fai, la tua pratica viene “accellerata” ed entro due anni accedi ai fondi. Chi invece ha “la sfortuna” di rivolgersi ad Associazioni antiracket che non aderiscono a questo cartello privilegiato di affaristi, se tutto va bene i fondi li ricevono tra i  5 e i 10 anni. Centinai sono le storie che vi posso raccontare su questa verità indegna, ma brevemente con nomi e cognomi ve ne racconto due: Bernardo Maria Raimondi, imprenditore di Palermo, terra di “Zu Tano” che nel 2003 fece arrestare per estorsione ed usura varie persone, già condannate. Bene, vi chiederete voi avrà già avuto i fondi? No, è la risposta. Perchè Bernardo Maria Raimondi, tra una settimana, quindi dopo 8 anni, si avete capito bene 8 anni, riceverà una provvisionale di 10 mila euro. Ma come ha vissuto fino ad ora Bernardo Maria Raimondi? Chiedendo l’elemosina fuori dalle chiese di Palermo, mentre vi scrivo gli hanno staccato il gas. Perchè a un imprenditore coraggioso, in una  terra difficile come quella siciliana si arriva a maltrattarlo da parte delle Istituzioni, privandolo della sua dignità di padre, marito e imprenditore, perchè lo si umilia così facendolo aspettare fino allo spasimo: forse  stanno aspettando che si suicida in modo da non dovere ridare indietro i soldi? Già  perchè questi soldi lo Stato non te li regala, ma li devi restituire. Vergogna, indegni baroni dell’antimafia che siedete indegnamente all’interno del Comitato Nazionale Antiracket e che decidete la vita e la morte delle persone. Vergognatevi! Francesco Ottalevi, un altro coraggioso imprenditore che 4 anni fa attraverso le sue denunce fece arrestare 43 persone in provincia di Roma, e che ora vive nascosto perchè a rischio della propria vita in un’altra regione, e nonostante siano stati quantificati oltre 800 mila euro che gli spettano sino ad ora non ha ricevuto un euro. Francesco come Bernardo è padre, marito ed imprenditore e sta facendo morire di fame i suoi figli. “Zu Tano”,  perchè non glielo spieghi tu a Francesco Ottalevi e a Bernardo Maria Raimondi? Vergogna, e allora scioperiamo.
  3. Il porno Prefetto Carlo Ferrigno. Arrestato nell’aprile del 2011 dalla Procura della Repubblica di Milano, in seguito, solo e ribadisco solo alla nostra denuncia, a capo del Comitato Nazionale Antiracket, dal 2003 al 2006, aveva la continua abitutide di richiedere prestazioni sessuali alle donne vittime di usura che inoltravano la pratica appunto al Comitato antiracket che lui presiedeva diventando vittime due volte, prima delle organizzazioni criminali e dopo delle Istituzioni. Tutti sapevano quello che succedeva durante il suo insediamento, tutti vedevano e hanno taciuto, tutti sapevano che  in Via Cesare Balbo, a Roma, sede del Comitato Nazionale Antiracket, il suo ufficio era definito un “puttanaio”. Tutti sapevano, compresi i componenti della Commissione Nazionale Antiracket, fra cui Tano Grasso, Silvana Fucito, Lino Busà ed altri che a solo nominarli mi fa venire il vomito, e che tutt’ora sono ancora lì attaccati indegnamente a quelle poltrone, ma hanno taciuto. Tranne l’Associazione Sos racket e Usura. Carlo Ferrigno viene arrestato nell’aprile 2011 e non vi è una sola dichiarazione pubblica da parte dei componenti del Comitato Nazionale Antiracket. Ferrigno viene arrestato e nessun parlamentare, consigliere regionale, provinciale, cittadino o locale fa una dichiarazione pubblica. Ferrigno viene condannato e tutti gli stessi di cui sopra tacciono. Come mai vi chiederete voi? Ve lo spiego io: tutti sapevano e siccome Ferrigno è un uomo potente ed è tutt’ora  in grado di ricattarli, sono stati zitti: il porno prefetto Carlo Ferrigno fu il fondatore dell’UCIGOS, indagato per depistaggio della strage Piazza Fontana, indagato per la vicenda GLADIO, questore di Torino, Prefetto di Napoli: praticamente un uomo dei servizi segreti. Un depistatore professionista. Sono mesi che l’Associazione Sos Racket e Usura sta chiedendo inutilmente di istituire una Commissione Parlamentare di Inchiesta per far luce su come siano stati distribuiti i fondi,e visto che il sistema Ferrigno era quello di darli a chi “gliela dava”, ci sembra politicamente un atto normale andare a verificare come sono stati distribuiti le decine di milioni di euro di fondi da lui erogati, nei tre anni della sua infausta gestione. Ma pare che nel Parlamento Italiano nessuno abbia “le palle” di fare tutto questo. Ed allora scioperiamo.

Il primo sciopero della fame su questi tre punti fondamentali iniziai a farlo nel novembre del 2010, e mi fu fatto interrompere con una sceneggiata di fronte a decine di giornalisti dall’Onorevole Emanuele Fiano che pubblicamente e politicamente si prese l’impegno, visto che con le sue dichiarazioni pubbliche disse che erano giusti e fondati i motivi della mia protesta, garantendomi il suo personale impegno e quello delle altre forze politiche: sino ad ora non ha fatto che parlare come tutti i politicanti e non ha fatto nulla.

Il secondo sciopero della fame iniziò il 21 giugno del 2011, e continuò per 38 giorni sospendendo negli ultimi 20 giorni i farmaci e negli ultimi 5 anche l’assunzione di liquidi, che mi portò in rianimazione per 4 giorni, visto che stavo morendo. Sciopero passato nella totale indifferenza di tutta la classe politica locale, regionale e nazionale e soprattutto degli organi di informazione che mi hanno definito un “eccentrico protagonista” . Questo per lavarsi la coscienza dal fatto che non hanno il coraggio di spiegare pubblicamente ed assumersi la responsbailità politica delle motivazioni che pubblicamente ritengono giuste ma politicamente se ne sbattono ” le palle”.

Ma questa volta non ci sarà più il teatrino, questa volta la responsbailità politica e pubblica sarà la loro su quello che mi succederà e sarà ancora la loro la colpa, come ho già detto più volte, del prossimo suicidio per usura. Ma le  Associaizoni antiracket , oltre a rubare i soldi, fare convegni, statistiche, fiaccolate organizzate con scorte che non gli spettano in pompa magna, strapagati per le loro comparsate televisive, pagati profumatamente per le loro ” consulenze d’oro”, dove sono? Le avete mai viste sulle strade dei quartieri a rischio da sole e senza scorte, nei quartieri popolari, di fianco ai commercianti quando il racket fa loro esplodere il negozio? A distribuire volantini nelle strade di Mazara del Vallo o di Marsala, terra incontrastata dell’Ominicchio mafioso Matteo Messina Denaro?

No, li potete trovare nei palazzi del potere dove fanno affari e si spartiscono soldi e dove hanno la sfacciataggine di sostenere che l’antimafia è di proprietà intellettuale della sinistra, producendo pochezze e non facendo nulla se non per il proprio tornaconto personale. Noi siamo l’antimafia dei fatti, quella delle piazze, quella delle strade, quella che ci mette la faccia e firma le denunce con l’indirizzo della propria abitazione, che non ha scorte, che non accede ai fondi e va nei quartieri a rischio  a viso scoperto, perchè solo così si può dare fiducia alla gente, e infatti noi produciamo denunce che portano a processi e ad arresti, mentre le altre associazioni producono il nulla. Sino a quando questi tre punti non verrano cambiati il mio sciopero non si fermerà, anzi diventerà l’ennesima denuncia indegna di un paese civile governata da personaggi indegni che sfruttano l’antimafia scrivendo libri sui morti di mafia, ma che di fatto non produrranno nulla, visto che sono solamente l’antimafia parolaia.

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