Morire per delle idee…

Scritto da Frediano Manzi |
Pubblicato Lunedì, 19 Marzo 2012 16:18

Oramai sono passati 47 giorni da quando ho iniziato lo sciopero della fame e la sospensione dei farmaci. Da 10 giorni l’assunzione dei liquidi è di appena un bicchiere d’acqua al giorno. Perché? In nome di una battaglia che non è personale, come qualcuno sarebbe portato a credere, ma che contempla le necessità stringenti e i bisogni drammatici cui è costretta ogni vittima di usura ed estorsione.

di Frediano Manzi

la_mafia_uccide_manzi_si_ribellaCome già evidenziato, le ragioni della lotta essenzialmente tre: l’attuale legge 108 del 1996, che regola l’accesso ai fondi per le vittime di usura e che ne impedisce l’accesso ai non possessori di partita iva; le lungaggini burocratiche, che impiegano dai 3 ai 10 anni per sbloccare questi fondi; la mancata istituzione di una Commissione Parlamentare di Inchiesta, che faccia luce su come siano stati distribuiti i fondifino ad ora, alla luce dell’arresto, nell’aprile 2011, del prefetto Carlo Ferrigno, a capo del comitato nazionale antiracket dal 2003 al 2006, che avrebbe sfruttato la sua posizione per ottenere prestazioni sessuali in cambio di favori.

Ma i media tacciono, e la politica fa lo stesso.

Due sono gli alibi che a sinistra stanno usando per non appoggiare, pur condividendola, questa nostra battaglia.

Primo, la mia vicenda personale che mi vede indagato ma non condannato nei due episodi di auto-attentato che ho denunciato spontaneamente all’Autorità Giudiziaria, assumendomene la responsabilità, tanto è vero che già da febbraio avevo richiesto un incontro ulteriore con il pubblico ministero, per integrare meglio la mia denuncia.

Secondo, l’appoggio che Forza Nuova mi sta offrendo. Sono venti anni che l'Associazione Sos Racket e Usura, di cui sono il Presidente, chiede una sede e in cambio abbiamo ricevuto dai partiti solo promesse mai mantenute, sempre fatte in periodo di campagna elettorale. Sì, è vero, forse qualche volta sono venuti ai presìdi, quando denunciammo il cosiddetto racket degli alloggi (di cui tutti erano già a conoscenza), ma solo perché dietro l’Associazione c'era un codazzo di giornalisti. Volevano, quindi, apparire davanti alle telecamere. Tutti hanno attinto voti nei quartieri popolari usando il nome dell'Associazione.

E allora perché criticare la mia scelta di accettare l’appoggio di Forza Nuova, che ha deciso di aprire diverse sedi dell’Associazione Sos Racket e Usura sul territorio italiano, dopo che per 20 anni una casta di politicanti e parolai non ha fatto un cazzo per l'Associazione?

L'antimafia non è proprietà intellettuale della sinistra, l'antimafia non è il baluardo di chi sfrutta i morti ammazzati traendone denaro, la vera antimafia è quella che si combatte tutti insieme e la cosa straordinaria del progetto che siamo riusciti a realizzare è l’aver ricostruito e rifondato l'Associazione dentro cui sono confluiti esponenti della sinistra, del Pdl e di Forza Nuova.

Quando arriva una vittima, noi non chiediamo la tessera elettorale, nonostante dei poveri mentecatti siano convinti che l'antimafia sia cosa loro. I media tacciono perché in Italia esistono troppi pennivendoli e pochi siti coraggiosi che hanno il coraggio di dire la verità. È partito l'ordine: deve calare il silenzio su Frediano Manzi.

Scorte e tutele vengono date a cani e porci in Italia e sono scorte di favori, scorte date per amicizie, scorte date a chi non le merita. Ma come mai nessuno si è mai chiesto, come avrebbe dovuto fare un buon giornalista, le ragioni di quella tutela farsa che mi fu assegnata? Forse perché abbiamo messo in imbarazzo le Forze dell'Ordine facendo inchieste scomode? Forse perché abbiamo denunciato il Comando dei Carabinieri che si occupava della mia tutela alla Direzione Distrettuale Antimafia, fornendo prove, testimonianze e documenti che la mia tutela era una pagliacciata?

Nonostante tutto continuiamo a lavorare, gratis, e nonostante tutto ci sono ancora uomini di giustizia validi, tanto è vero che negli ultimi due mesi le procure di Milano, Trapani, Marsala, Palermo, Napoli, Torino, hanno aperto inchieste sulle nostre video-denunce, la maggior parte di queste ignorate dalla stampa.

Dopo 47 giorni di sciopero della fame, di mancanza di farmaci e con un bicchiere d’acqua al giorno da oramai dieci giorni, mi sento sempre più debilitato. Ieri ho avuto il quarto collasso da quando ho iniziato la protesta e nei giorni scorsi un arresto cardiorespiratorio ha messo in serio pericolo la mia vita. Questa è l’ultima spiaggia per urlare la mia rabbia e far sentire la mia voce. Nessuno si muove, stanno aspettando che io muoia o che venga ammazzato.

Ma io non mollo, perché voglio dimostrare che fare antimafia è un dovere civico di ogni cittadino e non può avere colore politico. Solo uniti la si può sconfiggere. Purtroppo questo in Italia è un tabù, che io ho infranto. I fatti lo dimostreranno.

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