TITANIC/ Storia di una tragedia

Il 15 aprile 1912 alle 2.20 il mare ingurgitò 1523 passeggeri di una delle più grandi navi mai costruite, il Titanic. Una tragedia dai mille misteri e che tuttora fa rivivere storie e leggende che il cinema non ha tardato a tramettere al vasto pubblico. Ripercorriamo le ore che hanno portato alla fine del gigante dei mari.

di Alfredo Incollingo

TITANICPARTENZA PER UN VIAGGIO SENZA RITORNO

Il Titanic era la nave più grande mai costruita, un gioiello dell’ingegneria che attirò per il primo viaggio inaugurale 2223 ripartiti in tre classi. Costruito nei cantieri navali “Harland and Wolff” a Belfast insieme a due gemelle, “Olympic” e “Britannic”, doveva essere lo strumento attraverso il quale la società “White Star Line” avrebbe dominato le rotte transatlantiche.

Il 10 aprile 1912 la nave vene varata da Southampton (Regno Unito) per il primo viaggio inaugurale in direzione di New York. Il comandante della nave, il capitano Edward John Smith, era un vecchio lupo di mare, secondo il linguaggio marittimo, pronto per il pensionamento. Questo viaggio doveva essere il culmine della sua brillante carriera durata ben 40 anni.

Dopo aver attraversato La Manica il Titanic approdò a Cherbounrg in Francia per poi fare rotta su Queenstown (Cobh) in Irlanda. Da qui poi la nave fece rotta definitiva verso New York.

PRIMA DEL BOTTO!

Dopo circa 4 giorni di navigazione, il 14 aprile, il capitano consegnò al progettista del Titanic, Joseph Bruce Ismay, un messaggio in cui si parlava di un banco di ghiaccio a 400 km sulla loro rotta. Nonostante gli avvertimenti la nave non diminuì la velocità ne cambio la rotta, ma aumentò i nodi per arrivare addirittura con un giorno d’anticipo in America.

Secondo l’inchiesta britannica sul disastro la velocità sarebbe stata diminuita solo se effettivamente ci fosse stato pericolo di iceberg. Inoltre si ipotizzò che la stessa compagnia avesse autorizzato l’aumento dei nodi a 20 per assicurarsi il prestigioso “Nastro Azzurro”, premio concesso alle compagnie più efficienti.

Alle 13:45 circa il piroscafo “Amerika” diramò un avviso di “segnalazione iceberg” cosa che fece nel tardo pomeriggio la nave “Masaba”. Stranamente tali messaggi non furono trasmessi a chi di dovere.

Alle 22:00 il Titanic rispose ad un messaggio del “Rappahannock” il quale avvisava il gigante del mare di un tratto di rotta occupato da una banchina circondata da iceberg. Secondo quando emerge dalle inchieste successive la calma del mare spinse i comandanti ad autorizzare una velocità oltre il limite cosa che rese inevitabile l’incidente.

Alle 23:00 giunse l’avviso più importante che venne ignorato. Il mercantile “California” avvisava di un enorme iceberg che occupava la rotta del transatlantico.

L’eccessiva sicurezza come sempre giocò un brutto scherzo.

IL CRASH

Alle 23:35 venne avvistato l’iceberg segnalato dal “California”. Le vedette suonarono l’allarme e il comandante in seconda, William Murdoch, diede l’ordine di virare a sinistra del blocco ghiacciato. La velocità elevata (22, 5 nodi) non permise di evitare l’impatto.

L’AFFONDAMENTO

L’acqua iniziò a invadere i compartimenti inferiori e il capitano Smith diede l’ordine di chiude le porte a stagno e scandagliare la nave. Le operazioni di salvataggio furono condotte dai comandanti inferiori i quali tuttavia si resero conto della mancanza di scialuppe per riuscir a salvare tutti: il Titanic aveva solo 16 scialuppe su un totale di 2223 passeggeri. Per primi furono fatti salire le donne e i bambini. I carichi furono disordinati e spesso si misero in mare scialuppe con solo venti passeggeri quando queste riuscivano a contenerne ben 65.

Inoltre la prima e la seconda classe furono quelle maggiormente favorite rispetto alla terza per gli accessi che davano direttamente sul ponte. Questo fece supporre un atteggiamento discriminatorio che in realtà non ci fu, visto che un gran numero di donne e bambini salvati furono fatti salire per primi sulle scialuppe.

Smith non tardò a inviare SOS, ma la nave più vicina distava 10 miglia e si trattava del “California”. Neanche “Olympic” e il “Carpathia” fecero in tempo a salvare migliaia di vite.

Durante queste fasi avvennero episodi che divennero leggendari e testimoniati da molti sopravvissuti. Celebre è l’episodio dell’orchestra di bordo che continuò a suonare fino alle 1:40 morendo nell’affondamento. Altri voci hanno descritto altre scene del genere dove orchestre improvvisate cercavano di far passare la paura della morte a suon di musica.

Secondo le ricostruzioni verso l’1:30 del 15 aprile la prua della nave era completamente inabissata, mentre la poppa era completamente emersa dall’acqua. Verso le 2:10 tra scene di panico e di follia la nave la poppa si alzò ulteriormente fino a raggiungere un angolo di 30° con il mare per poi spezzarsi. La prua si inabissò per prima seguita alle 2:20 dalla poppa segnando di fatto la fine del Titanic.

DOPO LA TRAGEDIA

Dopo l’affondamento solo la scialuppa n.14 del 5° ufficiale Lowe tornò indietro per recuperare i dispersi. Riuscirono a salvare solo 6 persone. Il resto dei naufraghi morì per congelamento a causa dell’acqua con una temperatura al di sotto di zero gradi centigradi.

Alle 8 di mattina giunse il “Carpathia” che recuperò i naufraghi sulle scialuppe che portò i sopravvissuti a New York il 18 aprile. Secondo stime fatte a bordo della nave i sopravvissuti erano circa 706. Altre navi si recarono sul posto recuperando i corpi e trasportandoli ad Halifax in Nuova Scozia dove furono seppellitti nel locale cimitero.

In definitiva morirono circa 1517 persone e i sopravvissuti furono 706. Un tragedia che, come tutti affermarono, poteva essere evitata.

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