TERRORISMO/ Perché gli anarchici sparano?

Perché gli anarchici sparano? Gli atti di terrorismo degli ultimi giorni ai danni di Equitalia e di altri membri dell’apparato burocratico statale sono il frutto di una strategia ben consolidata e che ha mietuto molte vittime. Sarà il riproporsi del terrore degli anni 60 – 70 quando,in pieno fermento politico e sociale, si scelse la forma anarchica di lotta?

di Alfredo Incollingo

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Erano gli anni che seguirono “l’autunno caldo” (1969) quando in Italia si assistette ad un periodo di terrore e di assassini con sfondo prettamente politico. Ad uccidere erano comunisti e fascisti, appartenenti a movimenti diversi e con un unica mira: lotta allo Stato borghese e alla borghesia sfruttatrice.

Tale radicalizzazione non poteva essere solo un fenomeno dello spontaneismo del movimento studentesco e operaio del biennio 1968 – 1969: era la ripresa di un modo di condurre la lotta politica molto sotterranea e volta a colpire i punti forti del sistema per scatenare la rivola popolare. I comunisti o meglio il comunismo (in particolare la concezione leninista del marxismo) prevedeva una lotta aperta contro lo Stato borghese tramite un partito centralizzato che educasse e guidasse la classe operaia nella rivoluzione. L’anarchismo al contrario, specie quello di stampo bakuniano e necaeviano, pose come strategia il settarismo e il terrorismo. Tutto ciò con scopi ben precisi e argomenti consolidati da decenni di intenso lavoro intellettuale.

I grandi rappresentanti del mondo anarchico, che prenderemo brevemente in riferimento, sono Sergej Neacev e Michail Bakunin. Neacev, noto esponente del nichilismo russo, parlava dell’omicidio, del gesto efferato come stimolatore dell’azione popolare: non essendoci valori, solo l’azione poteva scatenare quella violenza che, detta alla Sorel, avrebbe trasformato il mondo. Al contrario dell’idea di una elitè rivoluzionaria proposta da Sergej, gli anarchici preferirono la costituzione di cellule ideologiche e terroristiche, come teorizzato da Bakunin, con l’unico obiettivo di colpire il potere. Ed ecco i tanti morti illustri: il presidente francese Carnot, l’imperatore Guglielmo I, Umberto I ecc. Questi atti non ebbero gli effetti sperati, ma anzi screditarono l’anarchismo. Allo stesso modo le cellule comuniste utilizzarono gli stessi modi per radicalizzare la lotta sociale non riuscendo in nulla e dando una cattiva luce al già ormai decadente comunismo italiano. Le morti furono moltissime e la loro strategia ben presto si rivelò essere inconcludente e anzi peggiorativa.

Oggi, con la crisi imperante e con il malcontento verso le banche che battono cassa, sembrano essersi ricreate gli stessi fattori che scatenarono il terrorismo degli anni 60 – 70. In questi mesi gli atti terroristici contro Equitalia e alcuni suoi esponenti sono stati in parte rivendicati da membri del FAI (Federazione Anarchica Italiana) e di altre cellule rivoluzionarie. Sembra un cattivo gioco del destino, ma è tutto vero. Sull’onda dello sdegno pubblico contro il sistema si sono riproposte le basi per una ulteriore ondata di terrorismo a sfondo politico. E’ importante quindi conoscere le basi ideologiche e strutturali di questi movimenti per affrontarli in maniera sicura e per conoscere queste realtà, tabù per molti.

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