NAMBLA/ Sexual freedom for all: ma è un pericolo sociale

Scandali e arresti, denunce e censure, con queste poche parole possiamo definire il fenomeno NAMBLA, un’associazione americana a sostegno della pedofilia. Una barbarie che è stata per troppo tempo spacciata come “progresso”.

di Alfredo Incollingo

namblaQuando la barbarie viene spacciata per civiltà, la prima prende il nome di NAMBLA. L’acronimo non dice nulla ai più, ma la sua storia è stata oggetto di critiche e di censure. Il North American Man/Boy Love Association (Associazione Nord Americana dell’Amore tra Uomini e Ragazzi) è una associazione nata negli anni settanta per chiedere l’abolizione delle leggi a tutela dei minori e la legalizzazione dei rapporti sessuali tra uomini e minorenni di sesso maschile. In sostanza chiedo l’abbassamento dell’età del consenso, per non essere tacciati di pedofilia. Nel clima anticonformista americano una proposta del genere non poteva che trovare ampio accoglimento nella massa incosciente e libertaria del movimento di rinnovamento.

NAMBLA è rinnovamento o semplice disumanità? Oggi siamo certi che se queste proposte fossero state fatte al giorno d’oggi, sicuramente avrebbero trovato la nostra piena ostilità. Una prima bozza delle idee che sono alla base di questa organizzazione venne stilata probabilmente nel 1969 quando diversi gruppi omosessuali iniziarono a discutere sul sesso tra adulti e minori connesso con la loro emancipazione sociale. Nel 1977 queste riflessioni giunsero alla ribalta nell’opinione pubblica quando la polizia fece irruzione nella sede della rivista “The Body Politic”, una rivista omosessuale, dove qualche tempo prima era stato pubblicato un articolo intitola “Men loving boys loving men” (Uomini che amano ragazzi che amano uomini).

Nell’articolo il suo autore parlava liberamente della possibilità di avere rapporti con maschi di minore età se lo Stato avesse ridimensionato l’età del consenso. A complicare le cose si aggiunse anche la retata del dicembre di quell’anno quando la polizia fece irruzione in una casa privata nel quartiere di Revere, Boston, arrestando ventiquattro uomini con l’accusa di pedofilia. Si venne a scoprire l’esistenza di un meccanismo di adescamento attraverso il quale i ragazzi venivano invogliati ad avere rapporti in cambio di droga e videogiochi. A testimoniare questi atti ci furono una serie di foto scattate durante gli adescamenti o addirittura durante i rapporti sessuali. Il mondo gay reagì alla retata di Revere con sdegno parlando di cospirazione ai danni della comunità omosessuale. La rivista omosessuale Fag Rag fu in prima linea nell’accusare le autorità di omofobia.

Vennero così organizzate manifestazioni e comitati per la difesa degli imputati. La sensibilizzazione dell’opinione pubblica fu così efficacie che il procuratore Garrett Byrne fu sconfitto nelle elezioni di riconferma e il nuovo procuratore con un abile mossa scagionò gli imputati in quanto  i rapporti non erano frutto di coercizione. La vittoria diede forza a coloro che chiedevano una maggiore libertà sessuale. Il 2 dicembre 1978 Tom Reeves, omosessuale impegnato nelle lotte civili e sostenitore del libero amore, durante il convegno “Man/Boy Love and the Age of Consent” inaugurò la NAMBLA. All’inizio si contavano pochissimi membri, ma in pieni anni ottanta si arrivò a circa 300 partecipanti. Ovviamente un progetto del genere non poteva che scandalizzare tutti, dagli ambienti ultraconservatori a quei pochi democratici che avevano ancora una coscienza civile ed umana.

Gli ambienti culturali radicali non furono da meno e per decenni non mancarono le voci di sostegno. Il poeta Allen Ginsberg fu tra i primi che appoggiò una maggiore libertà di sessuale, anche a costo di sacrificare il benessere fisico e mentale di adolescenti e bambini. NAMBLA questo era: un movimento di omosessuali pedofili o come si volevano far chiamare “Loveboy”. La maggior parte del mondo civile, ma anche dei movimenti progressisti si allontanarono fin da subito da costoro. Ad osteggiarla non vi erano solo gruppi religiosi e istituzionali, ma anche lo stesso movimento gay ostracizzò le iniziative del NAMBLA. Nonostante il mondo gay in un primo momenti li supportasse, ILGA (International Lesbian and Gay Association) e molte altre organizzazioni iniziarono ad accusarla di dare una cattiva immagine del movimento omosessuale. Infatti in molti casi i gay erano associati a pedofili anche quando costoro non avevano impulsi del genere. ILGA venne multata e sospesa dal far parte delle organizzazioni sostenute dall’ONU fino a quando nel 1994 non sancì definitivamente la separazione con il partito dei pedofili. I processi giudiziari furono all’ordine del giorno.

Alcuni membri di NAMBLA furono arrestati per possesso di materiale pedo – pornografico e per aver avuto atti sessuali con minori. Nel 2000 la famiglia Curley fece causa alla NAMBLA perché gli assassini di loro figlio, ucciso nel 1997, erano membri di questa organizzazione. Charles Jaynes e Salvatore Sicari (questi sono i nomi degli assassini), omosessuali radicali, scattarono delle foto e torturano il piccolo Jeffrey per poi pubblicare queste immagini su un sito pedo – pornografico, legato a NAMBLA. A difenderla scese in capo ACLU (American Civil Liberties Union) la quale parlò di un movimento che pur difendendo un comportamento illegale non insegnava a praticarlo. Inoltre la causa indetta dai Curley era da ritenersi come una richiesta di limitazione della libertà di parola: una motivazione altamente assurda. Su pressione di questa organizzazione nel 2008 si decise di far cadere il processo con la motivazione che alcuni testimoni non erano in grado di dare una testimonianza oggettiva dei fatti.

Qualche anno prima, nel 2005, la NAMBLA venne scossa da uno scandalo a livello internazionale. Alcuni suoi affiliati (tra i quali un pastore protestante ed un prete cattolico) furono arrestati perché gestivano una rete pedo – pornografica, legata al simbolo dell’associazione, e un fenomeno molto preoccupante: il turismo sessuale. Organizzavano viaggi in Messico per visitare e usufruire della compagnia di ragazzi del luogo costretti a prostituirsi. Per fortuna le campagne per la lotta alla pedofilia hanno estromesso NAMBLA da ogni contesto politico e culturale e si attende la decisione ufficiale delle autorità per chiudere definitivamente questo pericolo sociale.

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