MERCE E CONSUMO/ La letteratura e il mondo del consumo

La letteratura ha sempre avuto un occhio verso il reale nonostante le continue vene metafisiche e irrazionali. Mai come ora nel mondo contemporaneo il romanzo è diventato la macchina, il medium per comprendere la realtà, per entrare nel sistema sociale e d economico in cui viviamo. Dagli anni ottanta del novecento la letteratura italiana ha conosciuto nuovi soggetti e nuovi oggetti letterari attinenti ai mutamenti che si stavano e che continuano a sussistere tuttora: l’uomo alienato e il mondo delle merci.

di Alfredo Incollingo

merce_e_consumoLa pubblicità ci mostra molte varietà di merci, i supermercati ci permettono di accedere ad esse e noi, soggetti incoscienti, siamo spinti da un piacere nascosto ad esaudire le nostre voglie comprando prodotti su prodotti. Ormai siamo sommersi da esse e senza non sapremmo come vivere.

La letteratura non è da meno. Vivendo in un epoca di forte massificazione, non ha esitato a immergersi in questi codici e in questi meccanismi. Questa compenetrazione ha portato alla nascita di stili e di lingue che presentano lessici ricchi di termini massmediatici. In ogni pagina, in ogni romanzo troviamo un mondo di prodotti vasto e che alle volte ci sembra ignoto se non conosciamo cosa stiamo leggendo. Prendiamo “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi: se non conosciamo cosa accadde a Jack “John” Frusciante, chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, non potremmo capire il senso dell’espressione.

I prodotti di maggior consumo tra i più vari: musica, film, libri, vestiti e tutto ciò che nella vita di un adolescente è importante nonché alle volte simboli e slogan politici, spesso con una funzione storicizzante. Si passa da un dizionario merceologico ristretto come quello di Tondelli fino ad uno molto più vasto che comprende anche i prodotti neotech che ritroviamo negli autori contemporanei. Basta elencarli per capire le loro personalità! Ne “La guerra degli Antò” di Silvia Ballestra Fabio di Vasto, il protagonista, descrivendo la propria biblioteca e videoteca non fa altro che mostrare la sua personalità altamente emotiva e “anticonformista”.

La merce ha come finalità il consumo e come tale quindi i personaggi si identificano in base a questi. La sua funzione identitatia diviene di conseguenza una parte strutturale della narrativa. Un esempio lampante sono i protagonisti di Aldo Nove. Non si conoscono, non riescono a definirsi e si aiutano tramite i propri miti televisivi e i prodotti che consumano. Personaggi altamente alienati, affetti da schizofrenie e deliri. La loro realtà è costituita da schemi merceologici che nel momento in cui vengono stravolti si scatena una furia omicida.

Spesso si riscontra anche un altro fenomeno: un prodotto può incarnare un ideale, un sentimento, processo che si concretizza con la pubblicità. Ed ecco il caso delle “cose buone del Mulino Bianco” che racchiude un ideale di bontà e di libertà che la pubblicità del prodotto per anni ha portato avanti. Ed è proprio la televisione il medium tra il consumatore e il prodotto che induce a creare bisogni falsi per comprare.

La funzione mimetica nel sistema del consumo e nella mitologia massmediatica, oltre a donare un effetto di realtà, rappresenta una metodologia di descrizione e di interpretazione del reale che ormai è un topos.

Le storie violente e crudeli, spinte oltre il limite della moralità, sono solo alcune delle strategie messe in campo per svegliare le menti dei lettori e per denunziare il degrado etico ed esistenziale che si apre davanti ai nostri occhi. Altre esperienze narrative hanno messe addirittura in piedi una mitologia surreale e alternativa a quella corrente per demistificarla come nel caso dei Wu Ming.

L’atmosfera grottesca, ironica e tragica allo stesso tempo, ci porta a considerare estranea a noi queste realtà così surreali. Capiamo tardi che noi stessi viviamo in tali circostanze e che tali personaggi ci circondano, ci parlano e le incontriamo quotidianamente.

Sarà lo stile e il linguaggio confidenziale che riduce il distacco tra personaggi e lettori, ma resta il fatto che non ammetteremo mai a noi stessi che la pubblicità è padrona della nostra immaginazione e senza consumare, senza andare in super market, senza le nostre cose saremmo esseri disorientati e incoscienti.

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