ITALO CALVINO/ L’antieroe partigiano

Era il 1947 quando uscì la prima edizione de “Il Sentiero dei nidi di ragno” di un giovanissimo Italo Calvino. Attraverso gli occhi di un bambino, Pin, l’autore, impegnato lui stesso nella Resistenza, ci da un quadro insolito di questa pagina storica. Abituati a ragionare sul “partigiano eroe e mitico”, Calvino ci racconta chi erano veramente costoro tramite gli occhi di un bambino mostrando “l’antieroe partigiano”.

di Alfredo Incollingo

italo_calvino_partigianoNella ristampa del 1964 Calvino inserì una prefazione per spiegare le ragioni di questo breve romanzo alla luce del grande successo che questo teste ottenne. Oltre a darci una importantissima delucidazione sul neorealismo, a cui lui stesso aderì, si parla del concetto di responsabilità, dell’impegno dell’autore nel narrare fatti storici. Un motivo che ritroveremo anche in altri autori suoi contemporanei e successivi. Un senso di responsabilità che ha portato molti suoi coetanei e non solo a narrare quello che hanno vissuto: la liberazione, la prigionia e la resistenza.

Motivi che costituiscono la maggioranza nel neorealismo. La trama del romanzo ci porta tra le bande partigiane che combattevano in Liguria contro l’invasore nazifascista e l’incontro di un motivano bambino, Pin, con i combattenti, in particolare il commissario Kim e Cugino. E’ un ragazzino che si trova in una situazione liminare, tra il mondo dei bambini e un mondo degli adulti che lo attrae. La sua iniziazione e l’ingresso nel mondo degli adulti avviene quando ruba la pistola del tedesco, amante della sorella per nasconderla poi come un tesoro lungo il sentiero dove i ragni fanno i nidi.

Ed è proprio questo posizionamento tra l’infanzia e la maturità che permette all’autore di avere uno sguardo non impegnato e libero da preconcetti. Attraverso i suoi occhi fuori dal coro Calvino entra nel dibattito che dopo la guerra nascerà intorno alla figura del partigiano. Calvino afferma che tale romanzo è uno dei tanti espedienti per mantener viva la memoria della Resistenza. Però, avverte il suo autore, non viene fatto per favorire la sinistra e la mitizzazione del partigiano né per esaltare la fazione sconfitta e i detrattori della lotta per la libertà. Ciò che si vuole mettere in evidenzia non è ne dell’uno ne dell’altro. I partigiani erano uomini comuni: donne, uomini di tutte le estrazioni e di tutti i mestieri.

Spesso povera gente. Come tale non aveva una grande formazione civile né politica. Il loro scopo ultimo era un riscatto umano portato avanti da valori che entrambi gli schieramenti egemoni allora (Pci e forze vinte) non avrebbero mai accettato. Lo stesso commissario Kim, altro personaggio importante del racconto, afferma ciò rivelandolo la spinta umana che anima queste persone che altrimenti rimarrebbero a casa loro o al sicuro in campagna o in città. Calvino mette in scena “l’antieroe partigiano” che non è eroe, ma un essere umano comune che muore e lotta per una rivalsa sociale.

Questa testimonianza, molto controversa, fa emergere un volto diverso del partigiano: umano, di estrazione popolare e spesso borghese, animato da una voglia di rivalsa e poco attratto da ideologia politiche o precise progetti. Il contrasto con il Pci sarà di lì a poco inevitabile tanto che nel 1958 lo abbandonerà anche in seguito alla Primavera di Praga. 

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.