GEORGES SOREL/ Elogio della violenza

ELOGIO_DELLA_VIOLENZA

La morale borghese, che poggia sul principio di rispettabilità, vede nella violenza un segno delle origini ancestrali dell’uomo. Questo tabù è per George Sorel uno dei tanti modi per anestetizzare il proletariato. La violenza non è solo un elemento insito nell’anima umana, ma può essere anche un efficacie mezzo di lotta politica. Contro ogni moralità, Sorel afferma il principio della violenza come mezzo di affermazione dell’operaio e della sua morale.

 

Le “Riflessioni sulla violenza” (1906) di Georges Sorel rappresentano il punto culmine della riflessione sociale e politica che agli inizi del novecento portarono alla nascita del “sindacalismo rivoluzionario”: tale fazione dell’anarchismo vide tra le sue fila personaggi di spicco della politica del tempo, come un giovane Benito Mussolini. Nel pensiero soreliano si fondono elementi dello spiritualismo di Bergson e con i temi propri del marxismo.

Come gli spiritualisti ottocenteschi anche Sorel vedeva nella coscienza e soprattutto nell’azione, che nasce dalla prima, un esempio della vitalità e della libertà umana. La volontà che spinge all’azione può essere determinata solo se nella coscienza del proletariato in particolare ci siano delle immagini che la possono suscitare: i miti. Lo stesso Sorel mette in guardia il lettore dall’accomunare mito e utopia: quest’ultima nasce da un azione intellettuale, un prodotto razionale, mentre il mito è la volontà che si incarna in immagini che portano all’azione, quindi un prodotto vitalistico e irrazionale.

Quindi nel caso del mito non è importante che questi si realizzi: l’importante è che spinga all’azione. A differenza del passato, oggi il mito ha una valenza sociale che ha come soggetto del discorso il capitalismo e come oggetto lo sciopero generale: “lo sciopero generale è proprio ciò che ho detto: il mito nel quale si racchiude tutto intero il socialismo”

La lotta di classe in questo modo viene portata avanti per la completa distruzione del capitalismo. Lo sciopero generale in questo quadro è l’azione di avanguardia, è un “tirocinio rivoluzionario”, che da coscienza di classe al proletariato e che spiana la strada alla rivoluzione. Costoro poi si organizzeranno in libere associazioni, i sindacati, e sostenere la lotta. Questo è il pensiero di Sorel, il “Sindacalismo rivoluzionario”, contrapposto alle politiche riformiste dei partiti socialisti e contro le prerogative della borghesia nazionale e internazionale. La violenza ha una funzione molto importante e trova una certa giustificazione.

Questa per Sorel non deve essere usata per fini utilitaristici come ad esempio le guerre del capitalismo per imporre se stesso: la violenza è uno slancio vitale che sprigiona tutte le forze spirituali e materiali dell’uomo che porta progressivamente alla nascita di una nuova umanità.

La stessa storia dell’umanità è fatta di rotture violente (Cristianesimo, Riforma, Rivoluzione Francese ecc.) che hanno portato alla nascita di nuove realtà. Dal punto di vista etico quindi la violenza, oltre ad essere un efficacie mezzo di attacco, è anche una porta che permette alle forze creatrici e liberatorie di manifestarsi.

Il pensiero di Sorel è stato giudicato una forma di volontarismo e di spontaneismo che si oppone al clima positivista che aleggiava in quegli anni. Tali teorie furono riprese da una parte del mondo marxista e anche dal fascismo. Questa ambiguità è dovuta anche al fatto che lo stesso Sorel dopo aver difeso con forza l’anarco – sindacalismo si accostò al movimento di destra francese, “Action Francaise”. In definitiva la rivoluzione per Sorel è una forma mitizzata di cambiamento della società, un azione armata e violenta. Senza basi scientifiche e andando verso forme di irrazionalismo sempre più forti tale idea rivoluzionaria perse la sua consistenza reale divenendo un vero e proprio mito. Ecco forse spiegato perché Sorel ispirò il fascismo e molti altri movimenti reazionari.

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