COMUNISMO/ La storia delle Internazionali

di Alfredo Incollingo

“Proletari di tutti i paesi, unitevi!” al grido di questo slogan si formarono le quattro grandi Associazioni Internazionali dei Lavoratori che ebbero come scopo l’unione e il coordinamento di tutti i proletari del mondo in vista della Rivoluzione. La storia dell’Internazionale percorre un vasto arco di tempo fatto di unioni e di scissioni, successi e sconfitte e soprattutto di tradimenti e degenerazioni, raccontando l’ascesa e la fine del movimento operaio del XIX e XX secolo.

manifesto3internazionaleCon la I Rivoluzione Industriale la società aveva conosciuto una radicale trasformazione. Era uscita da un sistema antiquato come quello feudale ed era approdato ad un altro, quello capitalistico, fondato sul libero mercato e sull’accumulo di ricchezze. Un economia più attiva e producente. I retaggi del vecchio mondo ancora erano presenti e solo con la Rivoluzione Francese si vide il cambio definitivo. La borghesia era ormai la padrona incontrastata dell’economia e della politica e viveva con lo sfruttamento delle classi più povere: il proletariato. L’accumulo di capitale permetteva di investirne di più per averne ancor di più e per migliorare la produzione. Accadde che verso la metà del XIX secolo, grazie ai miglioramenti tecnologici, si ebbe una II Rivoluzione Industriale.

La nuova ondata industriale migliorò la produzione e le condizioni di vita anche se le già precarie condizioni del proletariato si aggravarono. I primi albori del socialismo emersero in questo fermento sociale. Le prime dottrine sociali furono soprattutto filosofie utopiche e filantropiche come il socialismo utopico di Robert Owen. Filosofie poco adatte a trasformazioni radicali ne a grandi cambiamenti: la loro pecca era la mancanza di un analisi scientifica della realtà dalla quale partire per il teorizzare il cambiamento. Solo con Karl Marx si ebbe un socialismo scientifico nel vero senso della parola. Il filosofo e l’economista tedesco teorizzò, attraverso l’analisi del capitalismo nel suo celebre “Capitale”, la sua crisi e il suo superamento tramite un azione rivoluzionaria che avrebbe portato ad un nuovo sistemo socio – economico.

Le Internazionali furono gli strumenti che permisero di diffondere il socialismo tra le masse e di unire il proletariato internazionale in vista della Rivoluzione.

 

PRIMA INTERNAZIONALELa prima Associazione Internazionale dei Lavoratori venne fondata il 4 ottobre 1864 a Londra per volere di alcune delegazioni francesi e inglesi di operai e di esuli politici (tra cui figurava Karl Marx) durante un convegno in favore dell’indipendenza della Polonia. Lo scopo di questa organizzazione era quello di organizzare i primi movimenti operai per migliorare le condizioni del proletariato internazionale e diffondere il socialismo su larga scala. L’idea di un simile progetto si venne a delineare in seguito ai moti falliti del 1848 – 49 che avevano mostrato come in tutti i paesi le esigenze rivoluzionarie fossero tutte simili, ma ci si accorse che il fallimento fu causato dalla mancanza di una coordinazione sovranazionale.

Nel corso dei sei congressi che si svolsero dal 1864 al 1876 si delinearono le linee guida del movimento dalle questioni sociali (giorno lavorativo di otto ore) fino alle strategie di lotta definite dallo stesso Marx nel I Congresso a Ginevra (1866) che sostanzialmente prevedevano l’emancipazione del proletariato e la sua conquista del potere.

Lo statuto organico prevedeva una organizzazione federale costituito da sezioni locali e regionali facenti capo poi ad un organo superiore.

La composizione ideologica dei membri della Prima Internazionale era costituita da anarchici, marxisti e anche mazziniani (in prevalenza italiani) con la partecipazione di personaggi del calibro di Michael Bakunin (II Congresso a Losanna nel 1867).

I dissensi non si federo attendere. I primi conflitti si ebbero tra marxisti e mazziniani: quest’ultimi rifiutavano la lotta di classe che per costoro poteva essere superata tramite la “solidarietà nazionale”. La loro espulsione fu imminente con una maggioranza molto ampia delle preferenze. Marx fu sempre in prima linea durante i dibattimenti difendendo le sue tesi e rafforzando la matrice classista dell’Internazionale, cosa che non piacque a Adolfo Wolf, ambasciatore di Mazzini e capo – delegazione presso l’A.I.L.

I problemi non finirono qui. Il dissidio tra anarchici e marxisti furono altrettanto duri e vertevano soprattutto intorno alla strategia di lotta: per i marxisti era indispensabile un partito centralizzato che formasse e guidasse il proletariato alla rivoluzione e una fase di “dittatura del proletariato” (fase intermedia) per giungere al socialismo, mentre gli anarchici al contrario difendevano la spontaneità del proletaria nella lotta rivoluzionaria. Il debole equilibro tra costoro si spacco e si determinò una massiccia fuori uscita di membri seguaci di Bakumin e del defunto Proudhon (V Congresso all’Aia nel 1872)

Questi conflitti interni non fecero altro che mettere in crisi l’Internazionale che già soffriva per alcune pesanti sconfitte. Nel 1870 era capitolata la Comune di Parigi e nel 1873 una crisi economica colpì il mondo industriale. Inoltre nel VI Congresso a Ginevra nel 1873 si decise di traferire la sede organica da Londra a New York su suggerimento di Marx. Questi eventi e queste decisioni mostrarono la crisi che serpeggiava nell’organizzazione e nel 1876 si giunse ad una drastica decisione: a Filadelfia i delegati restanti dell’Internazionale decretarono la sua fine. Di fatto l’A.I.L. era fallita, ma i semi del socialismo erano stati sparsi per l’Europa e i primi frutti iniziavano già a vedersi. In definitiva il compito che Marx aveva tracciato per l’Internazionale fu raggiunto.

L’espulsione dall’ormai defunta Internazionale fu per gli anarchici un ingiustizia molto grande per cui nel 1872 a S. Imier (Svizzera) venne costituita la “Federazione Internazionale degli Anarchici” che avrà vita molto sciogliendosi nel 1879 nel Congresso di Gand.

 

SECONDA INTERNAZIONALE La Seconda Internazionale nacque dalle ceneri della Prima nel 1889 a Parigi. I primi germogli del socialismo stavano maturando e si decise di coordinare i nascenti partiti per proporre e portare avanti lotte sociali sul piano economico e politico a livello internazionale.

A differenza della Prima Internazionale, la Seconda presentava una struttura non organica con sezioni indipendenti le quali si riunivano ogni tre anni in congresso. Dal 1890 inoltre venne istituita la festa del 1° maggio dedicata ai lavoratori e nel 1900 venne istituito un ufficio permanente a Bruxelles affidato al belga Huysmans. Nel VI Congresso ad Amsterdam del 1904 si definì il ruolo dei sindacati (nel 1901 venne fondata la Federazione Internazionale Sindacale ad Amsterdam) come strumenti per il miglioramento delle condizioni sociali del proletaria sganciati però da una ipotetica lotta rivoluzionaria. Inoltre la composizione ideologica del congresso era interamente marxista.

In essi figuravano in maggioranza i  laburisti inglesi e i socialdemocratici tedeschi tanto che il Partito Socialdemocratico Tedesco di Karl Kautsky ebbe la maggioranza e si impose come una delle forze portanti dell’organizzazione.

Pur accettando le tesi marxiste ben presto il congresso si spacco in due correnti: una riformista e l’altra revisionista.

I laburisti inglesi con Max Bernstein portarono avanti un profondo dibattito sulla validità delle tesi di Marx il quale aveva teorizzato la fine del capitalismo con una profonda crisi e con il sopravvento del proletariato sullo Stato. In realtà il progetto era fallito e si era usciti in parte dalla crisi. Secondo Bernstein quindi l’errore di Marx era quello di essere rimasto ancora troppo legato alla filosofia di Hegel che, essendo un pensiero astratto, non è in grado di cogliere l’essenza del reale.

I socialdemocratici guidati da Karl Kautsky prima sostennero le tesi marxiste poi, per l’influenza dei laburisti, proposero un via riformista per raggiungere il socialismo

Al di là di queste questioni nel VII Congresso di Stoccarda nel 1907 l’Internazionale scelse una politica antimilitarista che non ricevette tutti i consensi.

Quest’ultima fu la principale causa dello scioglimento dell’Internazionale. Da un lato vi erano coloro che vedevano nella guerra l’accelerazione della crisi del capitalismo, linea sostenuta dai socialdemocratici tedeschi, e dall’altro una corrente antimilitarista guidata dai comunisti di Rosa Lexemburg. Nonostante i vari tentativi di Kautsky, Bernstein e M. Adler di mantenere integro il movimento, il 4 agosto 1914 la maggioranza dei delegati votò a favore della Grande Guerra, decretando di fatto la fine della Seconda Internazionale. Dalla scioglimento della II Internazionale emersero una serie di organizzazioni sovranazionali. Nel 1923 ad Amburgo venne nacque il “Comitato per la conferenza socialista internazionale” (Cernisco) che nel 1951 a Francoforte sul Meno si evolverò nell’Internazionale Socialista, tuttora esistente, che racchiude le forze riformiste di sinistra.

 

TERZA INTERNAZIONALE o COMINTER – All’indomani della Rivoluzione d’Ottobre nel 1917 venne creata per volere di Lenin e dei bolscevichi la Terza Internazionale o Comintern (dal tedesco “Kommunistische Internationale”) con lo scopo di coordinare in una federazione i partiti comunisti per salvaguardare il neonato governo sovietico e preparare l’avvento della Rivoluzione.

Nasce nel 1919 a Mosca per risollevare il movimento operaio dopo il fallimento della Seconda Internazionale in seguito all’adesione alla Grande Guerra. La nuova Internazionale era costituita da una federazione di partiti comunisti rivoluzionari che per entrarvi dovevano sottostare alle decisioni del comitato centrale affidato a Zinov’ev.

Nel II Congresso a Pietrogrado e a Mosca del 1920 venne dibattute le linee guida del movimento nonché i 21 requisiti per entrare nell’organizzazione. Lenin prescrisse che i partiti rivoluzionari dovevano assumere la struttura del Pcus, appoggiare l’Urss e il Cominter e lottare contro la socialdemocrazia e favorire azioni rivoluzionari. Celebre in questo congresso è la diatriba tra Bordiga e Lenin. Il delegato italiano, a differenza di Gramsci, sosteneva una linea astensionista e antiparlamentare. Il rivoluzionario russo invece spinse per una partecipazione attiva ad un parlamentarismo di stampo rivoluzionario per scioglierlo ed abbatterlo dall’interno. Prevalse alla fine di una lunga disputa la politica parlamentarista di Gramsci con l’approvazione di Lenin.

Fin dall’inizio il Pcus ebbe un ruolo egemonizzante dovuto anche al fatto che gli organi principali avevano sede a Mosca.

Nel 1926 con la salita al potere di Stalin iniziò un processo di “stalinizzazione” del movimento con il quale il Pcus portava avanti la politica del “socialismo in un solo Paese” (1923) pur continuando a sostenere la rivoluzione in altre Nazioni. Queste posizioni cozzarono con il marxismo ortodosso e con le posizioni di Trozkj con il quale Stalin entrò inevitabilmente in contrasto.

Verso gli anni trenta e la Seconda Guerra Mondiale il Pcus egemonizzò del tutto il Comintern, ma i continui contrasti all’interno del partito portarono all’indebolimento del movimento e il 10 giugno 1943 si decise di sciogliere l’associazione anche in virtù di una politica moderata con l’occidente in funzione antifascista.

Nel 1947 tuttavia nacque l’esigenza di rispondere al “Piano Marshall” e alla “Dottrina Truman” che minacciava l’autorità sovietica nell’Europa dell’Est. Così nacque a Szklarska Poreba il “Cominform” (Communist Information Bureau) con lo scopo di coordinare i vari partiti europei contro l’avanzata americana.

Tra i primi provvedimenti che il Cominform (Stalin) prese fu quello di eliminare le forze riformiste dell’Est Europa assorbendole nei partiti comunisti per la costituzione di “Fronti Nazionali” sotto l’influenza diretta dei sovietici. In questo modo si riuscì a creare un sistema di Stati cuscinetto a difesa dell’URSS. Le critiche non mancarono ne gli attacchi contro singoli partiti. In Italia il Pci venne fortemente penalizzato poiché, pur essendo uno dei più grandi partiti comunisti al mondo, non era riuscito ad ottenere il potere prima e dopo la guerra civile.

La sede organica del Cominform fu dapprima Belgrado poi, dopo i dissidi con Tito, Stalin optò per Bucarest (1948). Dopo la morte del dittatore, nel 1956 durante il XX Congresso del Pcus si decise di avviare una politica di distensione con l’occidente sciogliendo l’organizzazione.

QUARTA INTERNAZIONALENel 1927 Trozkij venne espulso dal Pcus e dalla Terza Internazionale a causa delle sue critiche alla politica staliniana. Nel 1938 rispose ai suoi detrattori raccogliendo intorno a se gli esuli della frazione di sinistra del partito comunista sovietico fondando un nuovo organo internazionale semi clandestino: la “Quarta Internazionale”.

Il ruolo nel gioco dei poteri internazionali era quello di portava avanti quelle che erano le tesi principali di Trotzkij. Opposto al concetto di “socialismo in un solo Paese, il rivoluzionario russo sosteneva una rivoluzione a livello mondiale poiché un socialismo limitato ad un solo Paese non avrebbe retto contro il capitalismo. Il concetto di “rivoluzione permanente” era il punto forte di Trotzkij: il proletariato in uno Stato con capitalismo non maturo come la Russia avrebbe dovuto prima portare avanti una rivoluzione demo – borghese al posto della borghesi; poi da lì giungere al socialismo. Ecco perché rivoluzione “permanente” o “ininterrotta”. Secondo quest’ottica l’Internazionale non avrebbe più propagandato l’idea di rivoluzioni a sostegno dell’URSS e del socialismo nazionale: la stessa Russia sarebbe stata il modello di una serie rivoluzione che avrebbero abbattuto il capitalismo.

L’Internazionale trozkijsta continuò in una serrata opera di contrasto della politica staliniana, ma il suo lavoro fu reso difficile dall’ostilità dei regimi fascisti e dalle purghe staliniane nonché dall’opposizione contro la costituzione di un fronte unico in Spagna con partiti e movimenti vicini all’URSS. Il lavoro di propaganda non fu vano. Il trozkijsmo si diffuse in molte zone del pianeta oltre in Europa, principalmente in Sud America. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Quarta Internazionale conobbe un fase di stallo per la mancanza di una dirigenza forte. Nel 1951 al III Congresso divenne segretario, Michel Raptus detto “Pablo”. Il nuovo segretario sostenne fin da subito una linea politica nuova, convinto che per battere lo stalinismo era necessario distruggere il capitalismo mondiale. L’unico modo possibile per giungere a tale obiettivo era una strategia di “entrismo”: sciogliere l’Internazionale che non aveva più un ruolo e infiltrassi nel partiti comunisti e spingerli ad adottare una politica rivoluzionaria. Questa decisione portò alla scissione della IV Internazionale in una miriade di partiti e movimenti internazionali. In Europa troviamo partiti come “Partito di Alternativa Comunista”, “Sinistra Critica” e “Partito Comunista dei Lavoratori” in Italia o “Partito socialista di Inghilterra e Galles” in Gran Bretagna; nelle Americhe, dove il trozkijsmo ha attecchito di più, troviamo formazioni quali “Socialismo Rivoluzionario” In Cile o “Alternativa Socialista Rivoluzionaria” in Bolivia inquadrati a loro volta in organizzazioni sovranazionali che ripropongono l’unificazione in una nuova Quarta Internazionale come “Tendenza marxista internazionale” o “Comitato per un’internazionale dei lavoratori”.

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