BEAT/ La generazione che sconvolse l’America

di Alfredo Incollingo

Beat! Un battito di cuore! Beat! Ritmo! Beat! Sconfitta! Beat! Ribellione! Il Beat è tutto questo, è vita! Voglia di ribellione, di libertà, di abbattere un mondo troppo soffocante e inquadrato in schemi troppo antiquati. Ecco cosa fu la Beat Generation, avanguardia artistica americana, che ha fatto sognare e appassionare generazioni e generazioni di giovani americani e, successivamente, italiani. Uno slancio di vita come non se ne sono mai visti prima. Entriamo nel mondo del Beat e delle sue voci!

beat_generationIn principio…

In principio ci fu una generazione di giovani americani, nata dopo la seconda guerra mondiale, in un epoca di grandi sconvolgimenti mondiali, la quale viveva un grande malessere interiore. Le note vicende politiche di quegli anni avevano creato un clima soffocante dovuto alla paura di una possibile nuova guerra mondiale tra URSS e USA (sfumata nel 1962) e di conseguenza ad un maggior controllo sociale volto a reprimere ogni forma di “dissenso”.

L’atomica era la fobia collettiva che metteva in subbuglio l’opinione pubblica americana e internazionale: un arma a doppio taglio che ti dava sicurezza, ma anche incertezza. Gli Stati Uniti, consci del potere sovietico e della sua influenza su larga parte del globo, iniziarono la famosa “caccia alle streghe comuniste” sia dentro che fuori l’America. Il maggior controllo politico e poliziesco incrementò quest’atmosfera di malessere in cui molti americani vissero per tutti gli anni 50. Nel 1950 il senatore repubblicano Joseph MacCharty spinse il parlamento ad approvare un disegno di legge contro presunti complotti comunisti ai danni del suo Paese. Le retate erano all’ordine del giorno e gli arresti anche: tra le sbarre e sotto interrogatorio finirono anche personaggi noti all’epoca, spesso anche divi di Hollywood: personaggi che, per il loro stile di vita poco consono al decoro americano, erano visti come dei cospiratori. All’estero gli americani si lanciarono nella guerra coreana per bloccare l’invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, filocomunista e sostenuta dalla Cina.

Lo spettro comunista ormai era una fobia tutta americana! Le ragioni che spinsero a combatterla sono molte e note ai molti. Ad aumentare la consapevolezza della propria situazione esistenziale ci si mise di mezzo la politica economica di quegli anni. Ormai gli Stati Uniti erano usciti vittoriosi dalla crisi grazie alla guerra. Aveva consolidato un ruolo preponderante nel globo terrestre e l’economia era in forte ripresa. Le politiche liberali favorirono lo sviluppo di un economia solida in crescita con la conseguente crescita dei consumi e dei prodotti. Il boom tecnologico migliorò la qualità della produzione e dei prodotti stessi. Il consumismo come noi lo conosciamo nacque in quegli anni. Il consumo era la spinta economica che fece degli Stati Uniti una potenza mondiale insieme all’URSS, la sua nemesi.

Tutto questo quindi provocò un forte malessere nella società americana specialmente tra le nuove generazioni. Da un lato essi erano paghi di una situazione economica e sociale molto all’avanguardia che permetteva di vivere liberamente e agiatamente, ma dall’altra parte vi era una forte repressione intellettuale e sociale. Aggiungiamo che la frenesia economica aveva prodotto una nuova etica e un nuovo modo di vedere il mondo, materialista si, ma contro quel mondo di valori tanto caro agli americani stile MacCharty. Ecco dunque le radici della Beat, ma in generale del movimento di protesta che ebbe il suo apice nel 1968. Il terreno era pronto, i semi erano stati gettati: i frutti stavano crescendo e maturando.

 

Angry Young Man

Se all’epoca di sera si giravano i locali metropolitani più nascosti e bordenline ci si poteva imbattere in varie tipologie di Angry young man o meglio noti come Hipster, i James Dean di Gioventù Bruciata. Giovani arrabbiati contro il sistema e la società americana con i suoi valori antiquati. Dediti all’alcool, alla droga e a costumi trasgressivi sfidavano il rigore semplicemente trasgredendo le norme sociali e mostrandosi in pubblico come alternativi. Questi furono i primi frutti di un clima così teso: non ci troviamo ancora in presenza delle prime avvisaglie del movimento di protesta, ma queste figure sono emblematiche per capire la nascita del Beat. Infatti è importante conoscere o meglio confrontare l’Hipster alla Jeams Dean con il Beatnik, il nostro “eroe”. E sono proprio i beatniks a rappresentare un passo avanti nell’antagonismo sociale. Dediti ad uno stile di vita molto più incisivo rispetto agli hipster, questi emersero nel magma caotico dei primi movimenti di protesta. Contestatori della politica statunitense, si scagliavano contro un opinione pubblica asservita al potere, contro le guerre imperialiste (Corea e successivamente Vietnam), contro una cultura che parlava di libertà ed uguaglianza, ma che in realtà prevedeva la segregazione razziale della popolazione nera. L’America ha tradito la sua missione, ha smarrito la strada, questo scriveva ad esempio Gregory Corso. Vivevano nei quartieri più trasgressivi delle grandi metropoli americani pieni di stimoli nuovi e forti. Parliamo ad esempio del Greenwich Village a New York o il North Beach di San Francisco. Furono figure che sconquassarono l’apparente tranquillità dell’americano medio entrando con forza nella sua casa.

 

This is the Beat Generation

Ma come nacque la Beat Generation? Abbiamo parlato dei beatniks e del loro ruolo, ma il vero movimento, il nucleo intellettuale che raccolse queste voci e le riunì , in realtà nacque verso la fine degli anni quaranta. Il primo nucleo si formò nel Greenwich Village, quartiere di artisti e hipster di New York, dall’incontro di Jack Kerouac, Neal Cassady e Allen Ginsberg. Tutti e tre giovani, non ancora famosi, ma pieni di energia. Vivevano clandestinamente come si racconta in “I sotterranei”, romanzo autobiografico di quel periodo. Ginsberg già componeva sotto effetto di allucinogeni e droghe chiuso nella sua camera da letto e declamava le proprie poesie in pubblico. Kerouac e Cassady viaggiavano da un capo all’altro del Paese. Erano costantemente braccati dalla polizia accusati di spaccio e consumo di stupefacenti, per cui erano costretti a vagabondare per la città o per interi Stati e a continue fuge. Risale sempre a questo periodo la nascita del termine “beat”. Nel 1947 ne “I sotterranei” Jack Kerouac coniò questa parola. Che cosa significa? Beat ha acquistato nel corso della storia del movimento varie accezioni a seconda della filosofia di ogni artista. Per Kerouac esso significava “colpo”, “sconfitta” del singolo nei confronti della società; nel contempo esso è “ritmo”, quindi musica, il jazz frenetico che libera le coscienze dalle tenaglie della materia; “battito del cuore” quindi vita, voglia di libertà e di fuga dall’oppressione. Per Ginsberg ad esempio “beat” era abbreviazione di “beatitude”, cioè la beatitudine che si raggiunge tramite droghe e la riflessione zen.

Il gruppo iniziò ad ingrandirsi. William Burroughs fu tra le nuove entrate. Autore molto attendo alla descrizione tanto che nel suo romanzo capolavoro “La scimmia sulla schiena”, descrive minuziosamente gli effetti delle droghe che assume tanto da sembrare un referto scientifico.

Questa vita da “sotterranei” durò fino al 1952 quando J.C. Holmes, giornalista del New York Magazine, presentò questo gruppo di amici – artisti al mondo intero nel famoso articolo “This is the beat generation”, da cui si riprese l’accezione Beat Generation, cioè generazione di sconvolti.

 

Sulla Strada

Dal 1952 in poi la Beat Generation entrò nella scena letteraria e culturale internazionale influenzando varie scritture e determinando la nascita di movimenti, come l’esperienza degli Hippie, che segnarono gli anni sessanta e i decenni successivi.

Anche il 1957 rappresenta una data emblematica. Kerouac, ormai diventato il simbolo umano del movimento, pubblicò la “Bibbia” della Beat Generation, il romanzo cult tra i più letti nella storia che ha fatto sognare generazioni per anni e anni: Sulla Strada, il romanzo della Strada e della Vita. Opera simbolo della Beat, racchiude in se gli elementi portanti dell’avanguardia. E’ la storia autobiografica di Jack Kerouac (nel romanza Sal Paradise) e Neal Cassady (Dean Moriarty) e di un viaggio che compiono dall’Est all’Ovest degli States, lontani dalla vita borghese e dal mondo stesso, a bordo di un automobile, alla ricerca di se stessi e della libertà. Un viaggio non solo fisico, ma anche interiore con l’alternarsi di momenti di frenesia e di calma apatica.

Sesso, amore, amicizia, droga e alcool rappresentano altri elementi presenti abbondantemente nel plot trattati in forme sempre diverse. Essendo allo stesso tempo una biografia e un diario di viaggio, compaiono in esso altri personaggi, tutti componenti della Beat: Burroughs nei panni di Old Bull Lee e Ginsberg alias Carlo Marx.

La Strada con la S maiuscola rimane il punto fisso della Beat. Essa è la personificazione del corso della vita, una strada con i suoi difetti e dolori, ma anche gioia e felicità nonché libertà. Essi, come amarono sempre dire, sono sempre SULLA STRADA.

[…] Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
– Per andare dove, amico?
– Non lo so, ma dobbiamo andare.

Ecco, questi versi sintetizzano la loro voglia di Strada, di ricerca, ma anche di crescita personale, sviluppando una filosofia utopica che riprende dal cattolicesimo, dal buddhismo e dal taoismo.

In questi versi compare chi parla è Dean il quale invita Sal a partire senza meta e senza nulla. Dean o meglio Cassady è l’emblema del romanzo per il fatto di incarnare tutti quei valori che i beatniks cercano. E’ sfrenato, amante del rischio e della velocità e soprattutto desideroso di libertà. Neal Cassady è un’altra figura perno del movimento oltre a Kerouac e la sua morte improvvisa ruppe gli equilibri determinando una crisi molto profonda.

 

Non siamo nè un movimento religioso nè politico

Spesso si è detto che la Beat Generation sia stato un movimento religioso o politico. Tutti i beatniks hanno a che fare con questi due aspetti vitali e li assimilano e li interpretano in chiave differenti. L’elemento religioso è molto attivo: si passa dal cattolicesimo al buddhismo zen passando per il taoismo e alle altre filosofie orientali. Ci troviamo di fronte ad una forma di sincretismo dove tutti questi elementi vengono fusi in una dottrina che ha come finalità il ricongiungimento dell’io con l’Assoluto. Ecco opere quali “Lettere dello Yage” di Ginsberg ad esempio. Questo percorso spirituale avveniva tramite una forma di separazione con il mondo esterno tramite la musica frenetica del jazz o tramite la droga. Droga che viene considerata un mezzo di espansione dell’anima e della coscienza come si afferma in “Le porte della percezione” di Aldous Huxley. Altro aspetto trattato dai beatniks è la politica. La contestazione della linea politica americana è molto forte è riveste una larga fette in alcuni autori come Corso. Si accusa che l’America da madre amorevole sia diventata una matrigna; ha tradito la sua missione di dare felicità e libertà a tutti; è diventata un luogo di squali e di cacciatori. Pur trattando questi aspetti in larga scala il Beat non fu mai un movimento politico o religioso: fu un semplicemente un movimento di ricerca fondata su basi spirituali per giungere, successivamente, ad un cambiamento radicale.

 

Da New York a San Francisco sull’onda del successo, ma…

Lo si può dire con certezza: da New York a San Francisco la Beat è sull’onda del successo. Il gruppo ha conosciuto nuovi membri, sono uscite opere memorabili e il successo è alle stelle.

Allen Ginsberg pubblicò la sua raccolta di poesie “Jubebox all’Idrogeno”, esplosiva raccolta di poesie tra le quali Urlo, un grido di disperazione della sua generazione, Kaddish e alcune Poesie Blues. Kerouac dopo “Sulla strada” maturò: “Big Sur”, “Dottor Sax” sono solo alcuni dei romanzi della sua maturità artistica senza dimenticare le poesie, “Mexico City Blues” e i suoi famosi Haiku.

Tra le new entry figurano personalità del calibro di Gary Snyder, Henry Miller, Lowrence Ferlinghetti e Charles Bukowski che tuttavia rimase sempre in disparte. Il loro teatro d’azione fu però l’Ovest, a San Francisco, nel North Beach. Qui Ferlinghetti fondò la City Lights Bookstore, la casa editrice e libreria che pubblicò le migliori opere dei beatnicks. Questo gruppo venne poi denominato “la Scuola di San Francisco” ruotante intorno alla figura del “santone” Henry Miller.

Siamo ormai alla fine degli anni 60. Dopo il 1968 il movimento di protesta inizierà a scemare. L’esperienza Beat conosce un periodo di relativo successo e di calma nonostante gli storici incidenti con la polizia.

I numerosi arresti per possesso di droga, per abuso di alcool, per vandalismo e soprattutto il caso del 1957. In quell’anno la polizia decise di sospendere la diffusione di Urlo e di incriminare Ginsberg e Ferlinghetti per oscenità per i temi molto spinti (dall’omosessualità alla droga). Tutto si risolse dopo pochi mesi in una bolla di sapone, come si dice!

A differenza di tutte le storie “belle” la Beat Generation ebbe un finale non felice. Il 4 febbraio 1968 a San Miguel de Allende, Messico, venne trovato il corpo senza vita di Neal Cassady, morto per assideramento. Questo fu un duro colpo per la Beat: il suo principale ispiratore era morto. Kerouac perse un amico e un mentore! Un anno dopo la stessa sorte gli toccò: a causa di una cirrosi epatica mal curata il 21 ottobre 1969 morì nella sua casa di St. Petersburg, Florida. Questo è il colpo più duro che si potesse immaginare. Ormai il tramonto del movimento è a breve distanza temporale. Ginsberg assume le redini del gruppo. Pochi anni dopo il gruppo di New York si scioglierà e ognuno seguirà proprie strade pur rimanendo legati nell’amicizia e nel ricordo dell’esperienza vissuta. L’ultima appendice della Beat fu la Scuola di San Francisco ruotante intorno alle figure di Ferlinghetti e Miller.

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