BARRICATE TRA I BANCHI/ Gli studenti insorgono: difendiamo la scuola pubblica, no ai privati.

Gli studenti di Isernia non intendono rinunciare alla loro sfida lanciata contro il governo Monti e i tagli al Ministero dell’Istruzione. Biasimano l’annichilimento di un bene prezioso, l’unico mezzo che per generazioni ha consentito a milioni di giovani di realizzarsi: la scuola pubblica. Denunciano conflitti di interesse, collusione con i privati e una politica che non tiene conto del merito e della professionalità.

 

di Alfredo Incollingo

studenti_isernia_barricate“Non ci arrendiamo, andiamo avanti e pianifichiamo un progetto che possa costituire un alternativa alle iniquità imposte dall’attuale governo tecnico”: questo è quello che mi dicono gli organizzatori degli scioperi che hanno bloccato la normale attività scolastica di Isernia e della provincia. Li incontro di persona e con loro intrattengo un breve ma interessante dialogo. Seduti ad un tavolo di un bar gli “impavidi” ragazzi mi descrivono le ultime riforme della scuola come un torto ai danni degli studenti e della pubblica istruzione. Dimostrano uno spirito di iniziativa e di resistenza molto forte e sono pronti ad agire per il bene di tutti.

Il governo Monti con la Legge di Stabilità e con la Spending Review ha tagliato i fondi destinati ancora una volta alla scuola pubblica: nel primo caso si parla di 184.000.000 euro, nel secondo di circa 200.000.000. In totale 384.000.000 euro vengono dirottati in gran parte nelle spese belliche (acquisto di diversi aerei militari) e il resto in fondi per le scuole private. Di conseguenza questi tagli obbligano il governo a ridimensionare l’apparato scolastico: a tal fine viene riproposto il DDL 953 conosciuto come “Legge Aprea”. Questo disegno di legge dispone che le scuole primarie e secondarie, senza distinzione di indirizzi, si trasformino in “fondazioni” le quali saranno finanziate da enti pubblici o aziende. In questo modo i privati potranno avere libero accesso all’interno dei Consigli d’Istituto che prima avevano funzione prettamente didattica, mentre adesso diventano organi autonomi con nuove competenze legate alla gestione delle finanze. Naturalmente ogni società sovvenzionatrice avrà un suo rappresentante il quale dovrà avere voce in capitolo nelle decisioni collegiali. “La legge Aprea è un modo per tentare di risanare i buchi che i tagli creeranno nelle casse della scuola pubblica”, mi spiegano, “questi soldi non saranno un’extra, ma i soli fondi che i vari istituti possederanno: lo Stato darà ben poco. Di fatto la situazione non cambierà: si salvaguarderanno solo gli interessi dei privati. Se di interessi si può parlare”. Le piccole realtà come Isernia non costituiscono aree dalla grande rilevanza economica, “per cui nessuna società finanzierà le nostre scuole che al contrario senza denaro falliranno”. Questa norma inoltre è dannosa per l’insegnamento poiché il progetto didattico sarà scritto con la partecipazioni di collegiali estranei alle problematiche dell’apprendimento. Diversi problemi ci saranno anche per quanto riguarda le ore lavorative dei singoli docenti. Le 18 ore settimanali saranno aumentate a 24, senza però riceve un’adeguata retribuzione. Come ciliegina sulla torta verranno dimezzati gli aiuti per le normali attività didattiche (laboratori, strumentazione ecc.).

A livello nazionale si sono registrate in molte città agitazioni del corpo docente e degli studenti e Isernia sembra essere in prima fila. Viene addirittura menzionata tra i centri più “agguerriti”: l’Ansa e la segreteria del Ministro Profumo hanno riportato questa notizia che è stata poi trasmessa ai principali organi di informazione.

L’ascia di guerra viene disseppellita il 26 ottobre: i professori del Liceo Scientifico “E. Majorana” rispondono al comunicato ministeriale con un documento firmato da tutto il corpo insegnante. Si prende atto delle scelte governative e, di fronte ai mancati interventi per migliore la didattica, si è deciso di rinunciare a qualsiasi attività extracurriculare non obbligatoria, ai viaggi di istruzione e a incarichi senza retribuzione. Aggiungono che il loro “cattivo” insegnamento non è dovuto alla pigrizia, stereotipo del lavoratore pubblico, ma alla mancanza di strumenti per facilitare l’apprendimento. Queste riforme sono state avvertite come un segno di sfiducia e di un biasimo senza ragione. Il giorno dopo, sempre presso lo scientifico di Isernia, alla seconda ora, durante una serie di assemblee di classe, si è resa nota agli studenti la risposta al DDL 953.

Il 29 ottobre inizia lo sciopero vero e proprio: davanti al Majorana viene organizzato un “sit – in” di protesta che dura tutta la mattina. A questo gesto di disapprovazione è seguito un corteo di circa ottocento studenti, provenienti da tutti gli istituti di Isernia e in parte da Venafro, che si è svolto la mattina del 30 ottobre. La solidarietà studentesca non si è limitata a queste dimostrazioni. Il 31 ottobre è stata costituita un’assemblea collettiva presso “l’Officina del tempo libero”, ex edificio della stazione del comune pentro, dove si è riconfermata l’importanza della “lotta” ed è stato redatto il “Documento studentesco unico”. Questa carta dal titolo altisonante, siglata dai rappresentanti d’istituto di tutte le scuole isernine, esplicita la volontà dei giovani “ribelli” di voler portare avanti una protesta positiva, cioè volta a costruire un piano di intervento alternativo. Si prende atto del pericolo della privatizzazione della scuola pubblica e dei danni che essa può arrecare alla formazione; dei tagli indiscriminati; della mancanza di una “volontà politica collettiva” che rifletta seriamente sulle soluzioni per migliorare l’insegnamento. In sostanza entrambe le categorie sono consce dei problemi che affliggono la scuola pubblica italiana. Manca solo la definizione di unico piano d’azione.

Questa necessità non è sfuggita durante i lavori per il “Documento”. Si è avanzata la richiesta di un dialogo con il corpo dei docenti per trovare modalità di protesta comune, a patto che il normale processo formativo non risenta del gravoso impegno. Le assenze e i mancati giorni di lezione non devono pesare sul curriculum scolastico visto che le manifestazione sono volte a salvaguardare la scuola pubblica. In attesa di una risposta le agitazioni sono state temporaneamente sospese. Se l’assenso a tale richiesta non ci sarà, gli studenti continueranno con uno sciopero ad oltranza anche senza il supporto dei loro professori.

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