ARANCIA MECCANICA/ Homo faber fortunae suae

E’ uno dei film più conosciuti e più criticati della storia del cinema. Al momento dell’uscita nel 1971 “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick venne censurato e osteggiato da un opinione pubblica perbenista che lo considerava un progetto orrido e di serie B. Arancia Meccanica non è solo violenza, ma è un quadro generale dell’uomo moderno il quale vive tra la sua bestialità e la sua razionalità, posto di posto di fronte a questa terribile scelta.

di Alfredo Incollingo

drughibarIl film ci catapulta in un’Inghilterra del futuro (non troppo lontano dal presente attuale) dove seguiamo le peripezie del giovane Alex, il protagonista del celebre film di Kubrick. Figlio di buona famiglia, è un amante delle droghe (“Latte +” corretto con anfetamine nel Korova Milk Bar), del sesso estremo e della musica classica (Beethoven); capo di una gang di teppisti, i “Drughi”, si dedica ogni notte a massacri (“L’esercizio dell’amata Ultraviolenza”) a scapito di innocenti e di bande rivali. In un escalation di stupri e omicidi Alex viene tradito dai suoi compagni e arrestato dalle autorità e sottoposto ad una cura sperimentale, una sorta di lavaggio del cervello per inibirlo al male: la “Cura Ludovico”. Il ragazzo viene costretto a visionare video di violenze ogni giorno fino a quando di istinto rifiuta ogni forma di violenza. Dichiarato “guarito” viene rilasciato divenendo il simbolo dell’efficienza della polizia e delle autorità. Alex si ritrova però isolato e soggetto alla vendetta delle sue vittime non potendo reagire a causa del rifiuto psicologico e fisico della violenza. Tutto ciò lo spingerà al suicidio, ma, salvatosi, “guarirà” una seconda volta ritornando ad essere se stesso.

Tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess del 1962, uscì nel 1971 e si presentò con tutta la sua carica eversiva al pubblico americano. All’uscita nei cinema l’opinione pubblica definì il film un progetto orrido soprattutto perché la violenza giovanile rappresentata nel film rispecchiava problemi sociali che si stavano verificando in questi anni con il nascente movimento punk e anarchico.

Al di là di queste polemiche il film è una riflessione filosofica che mette al centro l’individuo con la sua natura e il rapporto tra individuo e società. Vanno anche ricordati i vari effetti scenografici, stilistici e musicali che servono a sottolineare il significato e i temi del film e che rendono Arancia Meccanica un vero capolavoro.

I principio di fondo del romanzo e del film sono la follia e l’aggressività del singolo e della società che portano il primo in conflitto con il secondo, molto più forte. Questo conflitto si rivela in Alex, giovane ribelle e anarchico, il quale rifiuta le convenzioni sociali e uno stile di vita normale. Nonostante le sue tendenze distruttive, il ragazzo di sente onesto con stesso poiché la sua vita è il frutto di una libera scelta, del libero arbitrio. L’individuo ha di fronte a se due possibilità: il bene e il male. Cosa sceglierà non ha importanza: ciò che è di grande rilevanza è la sua libertà di decisione. Se l’individuo perde tale facoltà, se viene obbligato a scegliere il bene o il male non è più un uomo, ma diviene un “Clockwork Orange” letteralmente “Arancia ad orologeria”, tradotto poi in “Arancia Meccanica”. Con questa espressione, che Burgess ha più volte approfondito, ci si riferisce al fatto che l’individuo indirizzato con forza verso una decisione (Cura Ludovico) diviene un organismo con un estetica e un contenuto predefiniti controllato da un ente esterno, il quale poi utilizza la violenza come un meccanismo a comando. Lo stesso Burgess afferma “una creatura che può solo fare il bene o il male è una «clockwork orange» – con ciò intendendo che ha l’apparenza di un organismo amabile caratterizzato da colore e succo, ma in effetti è solo un giocattolo a molla pronto a essere caricato da «Dio, dal Diavolo o dallo Stato onnipotente», e a far scattare la propria violenza, appunto, come un congegno a orologeria”.

Arancia Meccanica è la rappresentazione del libero arbitrio, dell’uomo artefice di quel destino che si costruisce con le proprie scelte anche se volte verso il male. Burgess e Kubrick sembrano riprendere un espressione di Appio Claudio Cieco: “Homo faber fortunae suae”, tradotto “L’uomo artefice del proprio destino”.

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