AMEDEO BORDIGA/ Fascismo e Antifascismo, facce della stessa medaglia

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Quando tutti i partiti politici riconoscevano un potenziale rivoluzionario al fascismo Amedeo Bordiga, tra i fondatori nel 1921 del Partito Comunista d’Italia, dimostrava la sua vera essenza così come quella dell’antifascismo. Le sue parole suscitarono grande scalpore affermando con grande forza un concetto primario: fascismo e antifascismo, facce della stessa medaglia.

 

Dalle prime manifestazioni del fascismo (1919 – 1920) fino alla sua morte, nel 1970, Amedeo Bordiga con grande lucidità studiò la natura del fascismo e di quel vasto movimento di sinistra, pacifista e democratico, che viene definito “antifascismo”.

Il fascismo, espone l’economista italiano durante il IV Congresso della Terza Internazionale nel 1922, è il frutto non di un movimento politico e sociale alternativo: nasce da un atteggiamento degli industriali italiani che si riscontra già nel periodo 1914 – 1915, quando la borghesia industriale decise di scendere in guerra a fianco dell’Austria e della Germania. A fianco di questo gruppo vi si troverebbero quelle frange del sindacalismo rivoluzionario, del liberalismo e del marxismo che fornirono le basi popolari al nascente movimento fascista.

Ciò che è importante evidenziare, dice Bordiga, non sono le componenti politiche che gli donano una certa estetica politica, ma il sostegno borghese. La borghesia si ritrovava di fronte ad un “problema gigantesco. Essa non poteva risolverlo né dal punto di vista tecnico, né da quello militare mediante una lotta aperta contro il proletariato; doveva risolverlo dal punto di vista politico”. Questo problema riguardava la paura per il Biennio Rosso e la possibilità di una rivoluzione. All’inizio la borghesia con Niti e Giolitti concesse dei contentini al proletariato, concedendo una serie di riforme sociali. Nel contempo preparava l’esercito per stroncare possibili rivolte e finanziava quegli ufficiali smobilitati che costituirono l’apparato militare fascista.

Tutto ciò in vista della rivoluzione, per evitarla. Quindi una forza prettamente controrivoluzionaria. Il fascismo in realtà non è una ideologia pura e schematica, ma riprende i proprio principi da una serie altre mentalità e posizioni politiche che rappresentano gli interessi dei ceti medi e della borghesia. Di conseguenza esso si adatta bene al parlamentarismo, a differenza del marxismo, e si pone come rappresentante non di una borghesia, ma di tutte. Propone quindi, come emerge dal Manifesto di San Sepolcro (1919), una forma di collaborazione tra le classi. Questo riformismo è legato poi ad una estetica rivoluzionaria che copia in parte le istanze della rivoluzione bolscevica: partito unico e centralizzato, gerarchia ecc.

Il fascismo però non è una conseguenza della scelta economica della borghesia, non è in definitiva sovrastruttura. E’ in realtà la matrice di tutti i governi borghesi, cioè struttura, specie in questo periodo in cui il capitalismo ha raggiunto la sua forma matura, l’imperialismo. Di conseguenza la borghesia richiede un modo di governo totalitario e duro.

Per continuare a sopravvivere (siamo all’indomani del 1929) il capitale deve definirsi “fascista”. Questo però non rappresenta una sconfitta per il proletariato. Infatti il fascismo non è peggio della democrazia. In esso i rapporti di classe vengono chiariti e evidenziati per quelli che sono. In questo modo il proletariato avrà una maggiore coscienza di se.

All’indomani della caduta del fascismo Bordiga biasima i suoi compagni opportunisti che, invece di portare avanti la rivoluzione in un momento propizio come quello fascista, hanno preferito la reazione antifascista con la difesa della democrazia. “Il risultato peggiore, per le sorti della classe proletaria, è l’entrata nel tronfio affasciamento antifascista della parte proletaria che aveva finalmente imboccata la via originale ed autonoma, sicché tutti, ognuno a modo suo, si sono rimessi a rifare lo sviluppo del primo Risorgimento. Merito, questo, controrivoluzionario, che pesa un secolo, se quello di Mussolini ha pesato un ventennio. Ma il secondo ha pesato in senso controrivoluzionario perché così l’hanno interpretato i maneggioni della politica opportunista”.

Il fascismo è stato una ideologia che si è affermata con la violenza. Ciò che Bordiga biasima è il fatto che gli antifascisti paragonino le varie forme di governo in base alla violenza. La democrazia non è migliore del fascismo perché non è repressiva. Tutte le forme di governo borghese sono violente, perché frutto del capitalismo che continuamente violenta l’umanità.

Nel 1924 al V Congresso della I.C. l’economista italiano mostra alcune delle novità del fascismo: un partito unico borghese centralizzato, l’organizzazione militare e sociale che è riuscita ad inquadrare anche il proletariato. Evidenzia anche una forma di contraddizione tra la centralità e l’ideologia ultraliberista dei fascisti, cioè tra il fascismo nella sua essenza e chi lo guida. Se le cose stanno così, dice Bordiga, non possono durare,“il fascismo è condannato al fallimento in forza dell’anarchia economica del capitalismo, malgrado il fatto che abbia preso saldamente in pugno le redini del governo”.

In quell’anno il partito fascista è in crisi non riuscendo a sfruttare al meglio la vittoria elettorale per rilanciare l’economia e ristrutturale lo Stato. Il proletariato sfrutta l’assassinio Matteotti per risvegliare la propria coscienza di classe prima della repressione. Lo sguardo di Bordiga però pecca. Infatti il governo fascista riuscirà a razionalizzare il dispotismo economico con una politica liberale e monopolistica. Nel contempo si riesce a combattere la tendenza monopolistica e il libero mercato. Lo Stato divenne il primo capitalista acquisendo le aziende in crisi e risollevandole. Nonostante tali riforme il fascismo rimane un forte alleato del capitale e della borghesia.

Al di là di questo errore di valutazione, Bordiga sarà il primo in anticipo a dimostrare come il fascismo dilagherà fuori dall’Italia e il fatto che il pacifismo e la democrazia saranno le cause di tutto ciò. Tali dichiarazioni suscitarono aspre critiche. I socialdemocratici furono i primi a contrastare la posizione bordigana. Ed è proprio per costoro che il fascismo sia in Italia sia in Germani si affermò posizionandosi su un antifascismo sterile. Nel contempo gli stalinisti uccidevano la vecchia guardia bolscevica e in Spagna fucilarono anarchici e comunisti internazionalisti, decretando la fine del movimento rivoluzionario.

L’accentramento politico ed economico era una istanza della Destra Storica fino al 1876 quando la Sinistra Storico ebbe la maggioranza. Il Fascismo riprende dalla destra tale politica ma la rielabora in chiave riformista riprendendo alcune istanze del socialismo.

“Quando il primo esempio del tipo di governo totalitario borghese si ebbe in Italia col fascismo, la fondamentale falsa impostazione strategica di dare al proletariato la consegna della lotta per la libertà e le garanzie costituzionali nel seno di una coalizione antifascista manifestò il fuorviarsi totale del movimento comunista internazionale dalla giusta strategia rivoluzionaria. Il confondere Mussolini e Hitler, riformatori del regime capitalistico nel senso più moderno, con Kornilov o con le forze della restaurazione e della Santa Alleanza del 1815, fu il più grande e rovinoso errore di valutazione e segnò l’abbandono totale del metodo rivoluzionario”.

L’antifascismo portò il proletariato a combattere in Spagna e nei paesi occupati dall’Asse a favore di una delle due fazioni in guerra. Il partigiano, mitizzato dal Pci, in realtà è un mercenario che non lotta per soldi, ma per un ideale falso. Di fatto a causa dell’antifascismo il movimento operaio degenerò.

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