194/ La libertà di scelta

È uno dei temi più dibattuti negli ultimi tempi in seguito al vasto movimento prolife che dagli Stati Uniti sta investendo l’Europa. Sono cattolici, di tutte le età e di tutte e due i sessi, che chiedono una sola cosa fondamentale: il rispetto della vita e quindi il divieto di abortire. Queste richieste non tengono presente il concetto di democrazia per cui gli italiani da anni hanno detto il loro si alla legge 194. Ecco perché difendo la libertà di scelta pur contrario all’aborto.

di Alfredo Incollingo

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194, un numero che fa saltare dallo sdegno gli ambienti cattolici della politica italiana. Viene definita la legge che legalizza l’omicidio, cioè l’aborto, l’interruzione spontanea della gravidanza. La 194 è la legge che tutela la donna e la gravidanza e che permette, secondo precise norme, di interrompere la gestazione. Il 21 e il 22 maggio 1978 gli italiani furono invitati a dire la loro tramite il voto su questo tema, molto caldo a livello internazionale e nazionale. Le ondate femministe a più riprese avevano chiesto di legalizzare l’aborto, una usanza che le donne da sempre praticano in maniera artigianale e sempre in pericolo di morte. Quello che si proponeva ai governi era di riconoscere la legalità di tale pratica e di istituire una normativa che lo regolasse e quindi evitare aborti in casa e pericoli per la salute della donna.

Ogni donna aveva il diritto, dicevano (e dicono), di decidere liberamente se partorire o meno un figlio. Queste voci trovarono netta opposizione negli ambienti cattolici e tradizionalisti. Nessuno ha il diritto di decidere la vita di un altro. Però a conti fatti loro decidono della vita altrui. Piuttosto che lamentarsi e invoca un duro intervento del governo dovrebbero rivalutare la parola “referendum”. Il referendum è un mezzo democratico per decidere sulle questioni più importanti. I progressisti lo utilizzarono nel 1978 per dare soluzione al dibattito sull’aborto. Gli italiani scelsero di dare ascolto ai progressisti e di votare a favore della legge 194.

Da quel momento in poi in Italia l’aborto può essere effettuato tranquillamente e liberamente in tutti i centri ospedalieri sul suolo nazionale. Il dibattito non è ancora terminato e più voci chiedono l’abrogazione della legge. Però una cosa non si tiene in conto a mio avviso: io stesso difendo la vita e ritenendo l’aborto un gesto sbagliato, non mi permetterei di dire ad alta voce di abrogare la 194 definitivamente su due piedi perché siamo in democrazia. Il popolo italiano ha deciso di dire si alla 194 e gli ambienti cattolici non hanno accettato questo fatto.

Pur essendo contrario, sono conscio del fatto che non tutti sono d’accordo con me: quindi lascio libertà di decidere. La Cina è lontana. Se si vuole proporre l’abolizione dell’aborto, si dovrebbe indire un secondo referendum dove si chiede ai cittadini di decidere se abolirlo o no. Oltre ad essere un mezzo equo, dando spazio a tutti di esprimersi, è sinonimo di democrazia. L’esito del voto è incerto e potrà andare a favore del si quanto del no. Il fattore democrazia viene spesso messo da parte. Chi riesce a sensibilizzare di più la cittadinanza vince.

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