Trovata base Nato in provincia di Caserta, nome in codice Proto. Ora è una bomba ecologica

PROTO BASE NATO minimizer

In provincia di Caserta c’era un centro d’ascolto degli alleanza; un bunker antiatomico. Nel 1996 è stato abbandonato, diventando una bomba ecologica, un bersaglio dei saccheggiatori e un rifugio di allevatori di rottweiler. Il reportage del settimanale Wired racconta tutto quello davanti al quale i giornalisti Sergio Nazzaro e Ivan Cirillo si sono trovati davanti.

 

Si trova in provincia di Caserta e dentro c’era un centro d’ascolto della Nato. Qualcuno parla anche di una base fantasma, come riporta anche il settimanale Wired, nel numero in edicola. Tutto è nato dal viaggio di Sergio Nazzaro e Ivan Cirillo. Che sono arrivati attraverso una strada di campagna in salita che conduce al Monte Massico e hanno intrapreso un tunnel. Che porta a una base militare sotterranea, nome in codice Proto. E’ scavata nella roccia tra Mondragone e Sessa Aurunca in provincia di Caserta. C’era già verso la fine degli anni 50 e abbandonata nel 1996. Quando ormai la guerra fredda è diventata un ricordo e il terrorismo internazionale era il nuovo nemico. Da allora è rimasto tutto com’era.

Attraverso un condotto, strisciando a pancia in giù per qualche metro, ci si trova in un tunnel largo poco più di una corsia d’autostrada. Due chilometri sono in completa oscurità. Lungo il percorso ci sono attrezzi da lavoro, tracce di vita anche recente. Sul muro ci sono le indicazioni che recitano “Pedoni a Sinistra”. Poi finalmente c’è l’entrata. Quando Proto era in funzione il tunnel era attraversato da trenini elettrici lunghi 35 metri. Portavano il personale militare e civile a lavoro.  Proto era una base Nato, un terminale del sistema di ascolto e trasmissione Ace High che partiva dalla Norvegia e attraversava tutta l’Europa. Ed era anche un bunker a prova di atomica: in caso di conflitto, i vertici del comando Sud della Nato, di stanza a Bagnoli, avrebbero trovato rifugio qui. Il tunnel non finisce davanti alla porta antiatomica, continua per altri tre chilometri circa, fino a sbucare sull’altro lato del Monte Massico.

La porta antiatomica misura circa tre metri per tre e ci si muove con facilità su cardini stranamente oliati. Non è il primo ne l’ultimo mistero di Proto che può essere definita come una vera e propria città fantasma dove ci vivevano almeno 200 o 300 persone.   Durante le simulazioni di guerra si arrivava a mille presenze. Un corridoio parallelo al tunnel, scavato nella roccia della montagna, collega tra loro i cinque blocchi: la stazione meteorologica, la sede del Raoc (Region Air Operations Center), il centro radio, le mense. In fondo al blocco ufficiali c’è la sala motori. Ogni blocco è un tunnel scavato in profondità, perpendicolare a quello d’ingresso. L’autonomia era assicurata da due motori Isotta Fraschini per cacciatorpediniere. Condutture e filtri garantivano anche l’aria condizionata. La base è stata devastata oltre ogni immaginazione. Dopo la dismissione è cominciata quindi la razzia: rame, motori, quadri elettrici, tutto divelto senza pietà. 

Nel tunnel principale – si legge nel reportage-  si incontrano le brandine usate da chi ha lavorato anche di notte, per settimane, per portare via fino all’ultimo pezzo rivendibile al mercato nero. Dal 1996, murate le entrate principali, la sorveglianza è stata saltuaria. E ai ladri, o ai semplici curiosi, è bastato seguire i cunicoli dei fili e delle condutture per entrare. Amianto, vernici, liquidi, oli. Quel che è rimasto cade a pezzi. La ruggine sta corrodendo ogni cosa. Chi ha permesso che una delle basi più segrete in Italia sia stata fatta oggetto di un saccheggio di queste proporzioni?”.

L’ufficio stampa della marina militare di Proto , attraverso il capitano di fregata Marco Maccaroni, ha risposto che “nelle more della decisione su un eventuale impiego operativo del sito, al fine di preservarlo per un eventuale e futuro utilizzo, si decise di murare, con porte di cemento armato, gli accessi al sedime. Ciò solo dopo aver effettuato una compiuta verifica, a cura del personale dipendente, dello stato dei luoghi, alla quale è seguita un’ulteriore ispezione a cura della locale Asl, a seguito della quale fu rilasciata, in data 18 luglio 1996, apposita certificazione di avvenuta bonifica del sito”.

La Marina Militare ammette: “In merito alle condizioni di allarme ecologico, si precisa che durante i sopralluoghi effettuati si è purtroppo rilevata la presenza di rifiuti abbandonati di varia natura, che sono stati ogni volta rimossi. Recentemente, a seguito di una ulteriore ronda, si è constatata addirittura l’asportazione del cancello di accesso e di una parte della recinzione, già in passato danneggiati e ogni volta ripristinati e convenientemente muniti di catena con lucchetto. Sono stati, quindi, nuovamente rinvenuti rifiuti abbandonati da ignoti, tra cui lastre di eternit, che si provvederà a rimuovere come già avvenuto nel passato. Di ciò sono state sempre informate le competenti autorità”.

Nel 2011 – sono stati arrestati in flagranza di reato due ladri. Tutto lì, in 17 anni. Un ex militare, che ha chiesto di restare anonimo, avanza un’ipotesi: “Appena dopo la chiusura, tra militari o civili, qualcuno ha dato le giuste indicazioni per agire indisturbati e asportare tutto il materiale che avesse un qualche valore. Un lavoro fatto con precisione e non improvvisato.

Sul futuro della base, la Marina Militare spiega: “Da tempo lo Stato Maggiore della Marina ha dichiarato il non interesse operativo sul compendio esprimendo, nel contempo, parere favorevole alla dismissione definitiva del sedime. Anche lo Stato Maggiore della Difesa, a seguito della richiesta formulata dalla Marina, ha comunicato il nulla contro alla dismissione dell’area in parola, non rivestendo più la stessa alcun interesse per la Difesa. Attualmente è in corso la procedura per la riconsegna all’Agenzia del Demanio. Quanti anni ci vorranno perché questo passaggio avvenga? E chi prenderà veramente in carico l’ex base? La riqualificherà e, in caso affermativo, come? Tante domande, nessuna risposta.

I cancelli della Torretta Nord sono stati chiusi con lamiera e filo spinato, e che qualcuno ha preso possesso della torretta e del suo bunker. I contadini non usano i rottweiler. Qualche giorno dopo i carabinieri, durante un sopralluogo, denunciano quattro persone per maltrattamento di animali. Il canile era ovviamente abusivo, e i proprietari utilizzavano anche la torretta per tenerci i rottweiler. Se allevassero i cani per rivenderli o, ipotesi che gli inquirenti hanno fatto, li addestrassero per destinarli ai combattimenti clandestini, che alimentano un forte giro di scommesse, non è ancora stato accertato.

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