Riduzione Co2, la commissione energia dell’Ue prova a rendere legge il testo

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Domani il pacchetto Energia della Commissione. Ecco cosa dice l’ultima bozza scritta a Bruxelles, che però può cambiare ancora. Il testo attuale media e può anche andar bene all’Italia.

 

«In assenza di un accordo globale e vincolante sulle emissioni serra e alla luce del ciclo economico, la Commissione Ue ha deciso di fissare un obiettivo del 35% per la riduzione delle emissioni nel 2030 (rispetto al 1990)». La frase chiave del pacchetto energia che la commissione Ue si appresta a varare domani, almeno secondo l’ultima bozza suscettibile ancora di variazioni, è proprio questa, frutto di un acceso scontro fra i commissari e – dietro di loro – fra gli stati.

Il match oppone i sostenitori di un vasto impegno pro ambiente (come la responsabile del cambiato climatico Hedegaard, i paesi nordici, e la Germania che esige “più del 40%”) e quelli che, pur comprendendo l’esigenza, temono gli effetti sul fragile tessuto industriale europeo. In questo ultimo gruppo l’Italia, il cui pensiero è stato sintetizzato da un appello del presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, per il quale un obiettivo del 40% di CO2 «sarà catastrofico per il sistema manifatturiero nazionale».

Il dibattito è aperto e, raccontano alla Commissione, la decisione vera e propria verrà presa solo domani mattina dal collegio, come del resto è anche giusto che sia. Stando alla bozza vista da La Stampa, la soglia del 40 per cento potrà essere indicata solo se vi sarà un accordo complessivo e omogeneo sul pacchetto, un’intesa che comprenda anche gli obiettivi per le rinnovabili. Altrimenti, si andrà avanti col 35 per cento.

Gli altri punti focalizzati dall’ultima bozza sono:

l’obiettivo di taglio del Co2 «non verrà fissato da un atto legislativo».  Saranno impegni nazionali, dunque? Come si farà a imporne il rispetto?

nessuna revisione della lista del Carbon Leakage sino al 2020. Vuol dire che gli obiettivi di riduzione delle emissioni nazionali ottenuti attraverso il contributo alla riduzione di altri paesi non mutano. Per l’Italia dell’industria energetica è certamente una buona notizia. L’attuale sistema verrà esteso entro il 2014.

nessuna revisione dell’Ets sino al 2020, cioè del meccanismo dello scambio dei permissioni di inquinamento sul mercato delle quote effetto serra. Significa che i grandi gruppi che hanno la pancia piena di quote svalutate possono non perdere sul lavoro valore.

Nessun obiettivo vincolante per le RES, ovvero il ricorso all’energia alternativa. Facoltativo, potrebbe essere il 25 per cento della produzione totale.

Bruxelles spera che, in questa forma (se confermata), si possa mediare tra le preoccupazioni da una parte per la competitività dell’industria Ue e la volontà di leadership nei negoziati Onu per l’accordo sul clima, e per un’economia sempre più verde dall’altra.

La strategia della Commissione si compone di diversi volani: la comunicazione sul pacchetto industria, le raccomandazioni sul gas di scisto, la riforma strutturale del mercato europeo delle emissioni (Ets), ma anche la prossima revisione delle regole sugli aiuti di Stato alle industrie energivore. Tutto si tiene. Spostare un tassello ha effetti su tutto il resto del piano. Di qui la delicatezza dell’architettura e la cautela necessaria nello spiegarla in anticipo.

Bruxelles invita i capi di stato e di governo dell’Ue a dare la propria approvazione al vertice Ue in programma a marzo. Nel 2015, il nuovo esecutivo, trasformerà l’intero pacchetto in progetto vincolante.

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