Recupero Costa Concordia, un disastro economico e ambientale. Ma i media non ne parlano

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Al via l’Operazione Parcbuckling che serve a recuperare dalle acque del Giglio il relitto della Concordia. Una manovra mai compiuta e ad alta criticità, alla quale Legambiente si è opposta sollecitando il Ministro Clini e Gabrielli – capo della Protezione Civile. Non solo si rischia di ‘monetizzare’ l’Operazione – pensando solo ai ricavi da parte delle aziende private – ma soprattutto si teme il disastro ambientale. Con la rotazione dell’ecomostro Concordia si considera anche lo sversamento nelle acque di detersivi, solventi e quel che resta del carburante ancora presente nella nave. Anche l’Arpat sottolinea questo rischio per un’operazione che costa 600 milioni di euro.

 

La Costa Concordia è un mostro di lamiere in deterioramento, lungo 300 metri e pesante 114 mila tonnellate, adagiato sugli scogli dell’Isola del Giglio dalla notte del 13 gennaio 2012. Un disastro che ha provocato ben 32 morti; un processo in corso contro il comandante Francesco Schettino ed un’operazione di rimozione del genere mai compiuta fino ad ora, con tutti i rischi che comporta, trasformando questo ecomostro in una bomba ad orologeria ambientale.

LEGAMBIENTE CONTRO L’OPERAZIONE PARCBUCKLING – A coordinare le fasi dell’operazione di rotazione della Concordia, Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile, il quale ha parlato di 10 fasi che dovrebbero durare 12 ore. In pratica la rimozione del relitto ha come intento quello di “far galleggiare” l’ecomostro arenato sugli scogli del Giglio per poi – una volta sollevato – trascinarlo via. Un’Operazione sperimentale e ad alto rischio – denominata “Parcbuckling” – che serve a riportare la Concordia in asse, costruendo una provvisoria base di cemento che serve come punto di appoggio per i cavi, necessari per il tiraggio della nave. In questa fase arriva la prima denuncia di Legambiente che attacca questa colata di 6400 metri quadrati di cemento, una piattaforma identificata come uno dei tanti pericoli di questa Operazione perché devastante sull’ecosistema. Così l’associazione ambientalista ha inviato due lettere di sollecitazione al Ministro dell’Ambiente. Corrado Clini e al capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli chiedendo di rivedere le procedure “troppo rischiose” del processo di rimozione del gigante Concordia. Richieste inascoltate visto che l’Operazione Parcbuckling è cominciata. E intanto Legambiente continua a parlare di un rischio evidente per la flora e per la fauna del Giglio.

RISCHI E COSTI PER RIMUOVERE LA CONCORDIA – Già i fondali dell’Isola del Giglio – monitorati da sub e periti biologici per via del processo – sono diventati un’ecotomba del disastro. A ciò si aggiunge anche il rischio che comporta questa operazione di sollevamento, rotazione e trascinamento del colosso Concordia. Ad esprimere dubbi non solo Legambiente ma anche l’ARPAT – Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale Toscana – che ha sottolineato gli ulteriori rischi d’inquinamento. Nel momento ‘clou’ della messa in asse della nave Concordia, c’è il rischio dello sversamento in acqua delle sostanze chimiche ancora presenti come per esempio detersivi, solventi e il 15% del carburante che non è stato estratto dai serbatoi. L’Arpat ha messo in conto la fuori uscita di 80 mila metri cubi di acqua inquinata da materiale organico e metalli pesanti, sui 263 mila ancora presenti nel relitto.

Al rischio ambientale si aggiunge anche quello economico – come già previsto da Legambiente: la possibilità di monetizzare l’Operazione. Anziché tener conto dell’inquinamento dei fondali e cercare di considerarlo un fatto prioritario, la Parcbuckling potrebbe interessare più come processo di guadagno per tutte le società private che hanno vinto l’appalto e sono impegnate nell’Operazione.

Teniamo conto che solo l’operazione della messa in asse dell’ecomostro Concordia costerà 600 milioni di euro e in ogni caso Costa Concordia si è impegnata a sostenere tutte le spese necessarie per portare a termine l’operazione.

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