Follia meteo, cambiamenti climatici da bollettino di guerra: 2 milioni di vittime in 40 anni

disastro meteo sardegna

L’ultima strage, quella nel Trevigiano, ha causato quattro morti, travolti da una bomba d’acqua: il fiume è esondato per le piogge torrenziali, che ad agosto non sono proprio la norma. Eppure i cambiamenti climatici, di cui nessuno pare voler prendere coscienza, producono disastri metereologici da oltre 40 anni, con un bollettino di guerra da far impallidire chiunque: 2 milioni di vittime, come riporta Fanpage.

 

Gli eventi meteorologici estremi legati al “clima impazzito” del Pianeta si contano sempre più numerosi: lo rivelano, nel caso in cui non avessimo avuto modo di accorgercene personalmente, i dati raccolti dallaWorld Meteorological Organization, esaminati e resi noti recentemente attraverso il rapporto Atlas of mortality and economic losses from weather, climate and water extremes (1970–2012). Un vero e proprio atlante che descrive la distribuzione e l’impatto degli eventi meteorologici e dei disastri correlati a questi, illustrando le possibili misure utili ad incrementare la resilienza delle diverse aree colpite: una raccolta precisa di informazioni e numeri che, nelle intenzioni degli autori che hanno lavorato al progetto, dovrebbe servire a coloro i quali hanno il compito di prendere decisioni fondamentali per agire al meglio nell’intento di proteggere la vita sulla Terra.

Siccità e alluvioni

Tra il 1970 e il 2012 sono stati registrati 8.835 disastri che hanno causato la morte di 1.94 milioni di persone e danni economici stimabili in circa 2.4 trilioni di dollari americani andati perduti. Siccità, temperature caldissime, alluvioni, cicloni tropicali, con conseguenti carestie, incendi e diffusione di epidemie: tutto concorre a delineare uno scenario sempre più emergenziale in cui ad essere colpiti sono i Paesi industrializzati come quelli in via di sviluppo, anche se con effetti diversi. Tra i disastri registrati, infatti, i più gravi in termini di vittime sono avvenuti principalmente nelle aree più povere del Pianeta, mentre le perdite economiche sono un problema che ha a che fare maggiormente con i Paesi occidentali.

Più in particolare, alluvioni e tempeste ammontano al 79% del totale dei disastri dovuti al clima estremo, causando il 55% delle vittime e l’86% del danno economico. La siccità è stata all’origine del 35% delle morti, concentrate soprattutto durante due crisi gravissime verificatesi in Africa nel 1975 e nel 1983-84. Proprio alla siccità verificatasi in Etiopia nel 1984 spetta il triste primato di evento che ha causato il maggior numero di vittime umane, circa 300.000, al pari dell’alluvione che colpì il Bangladesh nel 1970. Cifre che fanno rabbrividire sono leggibili anche in relazione alla siccità che nel 1984 uccise 150.000 persone in Sudan e al ciclone chiamato Gorky che nel 1991 fece 138.866 vittime. L’uragano Katrina, invece, che devastò gli Stati Uniti nel 2005, è stato responsabile della più grossa perdita economica mai causata da un evento meteorologico estremo, pari a 146.89 miliardi, seguito da Sandy che, nel 2012, costò agli USA 50 miliardi.

Fenomeni in crescita

E la notizia più grave riguarda il trend di aumento di fenomeni del genere che non lascia spiragli alla possibilità di un periodo di “quiete” per il Pianeta. «Il miglioramento dei sistemi in grado di prevedere gli eventi e la gestione dei disastri stanno aiutando a prevenire le perdite, almeno per quanto riguarda le vite umane. Ma l’impatto socio-economico dei disastri è in crescita a causa del loro incremento di frequenza e gravità e della maggiore vulnerabilità delle società umane», sostengono gli esperti. Oltretutto la globalizzazione ha determinato una tale interconnessione dei mercati che, nella fattispecie, è del tutto impossibile che a pagare le conseguenze economiche di una evento catastrofico sia la sola area geografica coinvolta: e da qui la conta dei danni sale vertiginosamente.

Riscaldamento globale ed Europa

Mentre nella gran parte degli Stati asiatici ed americani sono le alluvioni a causare il maggior numero di vittime e danni, in Europa è soprattutto il caldo estremo responsabile delle più grosse perdite, quanto meno in termini di vite umane. I 1.352 disastri avvenuti nel quarantennio di riferimento hanno portato perdite economiche pari a 375.7 miliardi di dollari e causato la morte di 149.959 persone. Nonostante siano stati registrati perlopiù alluvioni (38% dei casi) e uragani (30%), le temperature estremamente calde hanno avuto come conseguenza la più alta percentuale di vittime (il 94% del totale). In questo senso, l’evento più grave si è verificato nel 2003, con la perdita di 72.210 vite per l’ondata di caldo intenso che colpì l’Europa occidentale; segue una seconda ondata di caldo, nel 2010, che ha avuto come protagonista la federazione russa con 55.736 vittime. In contrasto con questi elementi, comunque, è stata ancora la violenza dell’acqua a causare la maggior parte dei danni economici durante il medesimo periodo.

Insomma, il quadro generale non lascia spazio a dubbi: siamo attaccati su più fronti, con temperature elevatissime che si alternano a precipitazioni improvvise quanto violente ed imprevedibili nei loro effetti. La situazione non è più soltanto limitabile entro i confini della fascia tropicale ma riguarda l’intero sistema Terra, evidentemente affaticato. L’ammontare delle perdite di vite umane e i costi altissimi di questo fenomeno dovrebbero essere uno spunto di riflessione: perché quel che è peggio, forse, è il fatto che fino ad un certo punto ci siamo illusi di essere esclusi da tutto ciò mentre, ultimamente, ci sentiamo più vicini a toccarlo con mano.

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