Clima e riscaldamento globale: a Stoccolma la riunione che spacca la Scienza dalla politica

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Clima e riscaldamento globale: sono i temi in agenda venerdì. Ed ecco che dopo cinque anni di notizie, climategarte e accesi dibattiti che arriva l’appuntamento con l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), l’organizzazione scientifica che elabora i dati su cui si basano le trattative politiche sul clima a livello mondiale.

 

Gli scienziati sono in delegazione in questi giorni a Stoccolma per presentare la prima di tre parti del suo quinto attesissimo rapporto. Le altre due verranno rese note a marzo e ad aprile 2014. La sintesi finale è attesa per ottobre 2014. Prima di quella data la bozza sarà discussa davanti ai rappresentanti di 195 governi. Bbc News ha dato un’occhiata a quel documento e in due articoli ne anticipa le questioni principali e i punti critici.

Come riporta la rivista Wired gli scienziati dell’Ipcc, 209 autori principali,600 che hanno inviato contributi e 50 revisori di 39 nazioni, sono sempre più convinti del ruolo centrale delle attività umane, in particolare dell’uso dei combustibili fossili, nell’innalzamento delle temperature medie.

Nel rapporto del 2007 si affermava invece che “la maggior parte dell’aumento osservato nelle temperature medie dalla metà del 20esimo secolo è molto probabilmente dovuto all’aumento della concentrazione dei gas serra di origine antropica”. In quest’ultimo, le dichiarazioni sono più assertive:“Il panel si dice certo al 95% che l’influenza umana sul clima abbia causato più della metà dell’aumento delle temperature medie superficiali osservato tra il 1951 e il 2010”, come sostiene laBbc.

C’è però un Panel a cui si dovrà ribattere ed è quello delle temperature record fatte registrare nel 1998 e che non sono state ancora superate. Cosa che fa pensare a questa eventualità: sono o meno le attività umane le responsabili del riscaldamento della terra? La polemica risale al 2007 ma sembra che non ci sia accordo tra gli scienziati su come dare la risposta. Infatti si tratta di una questione centrale, che probabilmente terrà banco a Stoccolma.

Due le teorie a confronto. I politici chiedono una spiegazione chiara e convincente. Lo ha ricordato anche Arthur Petersen, a capo del comitato scientifico della Netherlands Environmental Assessment Agency e parte della delegazione olandese che analizzerà il rapporto:“Le spiegazioni che i governi vogliono probabilmente non coincidono con quelle che la scienza può dare”.

Il braccio di ferro ci sarà perché sono state prese in considerazione diverse ipotesi per spiegare il plateau di temperature che segue il 1998. E una di queste chiama in causa il ruolo degli oceani come accumulatori di calore. I dati presenti nella bozza del rapporto mostrano effettivamente che il ritmo del riscaldamento globale negli ultimi 15 anni (1998-212) è più lento rispetto a quello del periodo precedente. Proprio per questo, le stime per le temperature future appaiono più caute, come già aveva fatto notare il New York Times. Nel 2007 si prevedeva che nei prossimi 100 anni le temperature medie sarebbero potute aumentare tra i 2 e i 4,5 gradi centigradi: la stima più probabile vedeva un aumento di 3 gradi. Dal prossimo 27, il range sarà probabilmente più ampio, e il limite inferiore più basso.

Le nuove stime del livello degli oceani. Nel 2007 l’Ipcc era stato fortemente criticato per le sue stime sull’innalzamento del livello del mare. I suoi calcoli indicavano un aumento dai 18 ai 59 centimetri entro la fine del secolo, essenzialmente dovuto allo scioglimento dei ghiacciai. I nuovi calcoli non si allontanerebbero in modo drammatico dalle precedenti, stando a David Vaughan del British Antarctic Survey (Bas), sebbene si prospetti un +10 centimetri in media rispetto alle vecchie stime. Quello che è cambiato, spiega l’esperto, è soprattutto il livello di confidenza: le analisi, cioè, sarebbero più precise. Anche su questo punto, però, si attende il confronto, soprattutto con i modelli più sperimentali.

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