Arriva il kit che trasforma la vecchia auto in elettrica: l’idea rivoluzionaria parte dal Veneto

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Per fortuna che il Nord-est è ancora in grado di essere geniale, creativo e laborioso come un tempo. Intere generazioni di automobilisti saranno grati a un team di artigiani che ha messo a punto un kit per trasformare la vecchia auto in un veicolo elettrico. Il progetto, come rivelato da Sara Ficocelli su Repubblica, è in attesa di brevetto.

 

Fare il pieno a qualsiasi auto attaccando semplicemente la spina: a realizzare il sogno di tanti automobilisti ci ha pensato un consorzio di autoriparatori, elettricisti, impiantisti ed esperti di elettronica aderenti a Confartigianato della Marca trevigiana e di Comuni veneti (Castelfranco Veneto, Conegliano, Follina, Montebelluna, Oderzo, Pieve di Soligo, Treviso, Vittorio Veneto), che per due anni hanno lavorato al progetto di un kit per la trasformazione in chiave ecologica delle vecchie auto a un costo molto più basso rispetto all’acquisto di una nuova quattroruote elettrica.

Il progetto, reso possibile grazie alla condivisione delle esperienze fatte sul campo dai riparatori della Marca, rientra nell’ambito di SUMMIT: Sustainable Urban Mobility Management in Treviso Province, il piano di Ascotrade dedicato alla mobilità sostenibile nella provincia di Treviso a cui hanno collaborato alcuni poli universitari. Appoggiato da CNA e Confartigianato provinciali, prevede un investimento pari a 1,15 milioni di euro. Se verrà approvata la richiesta, la metà li metterà l’Unione Europea tramite il programma Life+, il resto l’azienda di vendita di energia elettrica e gas Ascotrade del Gruppo Ascopiave.

“Per arrivare al risultato finale – spiega Severino Dal Bo, presidente degli autoriparatori di Confartigianato Veneto – sono stati costruiti dei complessi software che incrociano i dati del motore con quelli di cavi, velocità, potenze e via dicendo, ed è stato realizzato anche un programma al Cad che ha il compito di disegnare fin nel più piccolo particolare i pezzi che vanno usati per fare questa trasformazione”.

Il “retrofit” elettrico potrebbe anche diventare presto un business capace di rivitalizzare una fetta importante di imprese artigiane. “L’idea è quella che si formi una rete di officine di autoriparatori che già operano. Una volta ricevuta un’adeguata formazione – prosegue Dal Bo -, i tecnici potranno fare sia le installazioni che la successiva assistenza ai veicoli. Stiamo lavorando ad un’assistenza specializzata dedicata alla mobilità elettrica a tutto campo, estesa, dunque, anche alle auto elettriche di serie”.

Resta ancora da sciogliere il nodo dell’omologazione. “Se non c’è l’omologazione il kit non può essere commercializzato – conclude Dal Bo – se non può essere commercializzato vengono a mancare gli investimenti per fare anche la ricerca e quindi è un po’ il cane che morde la coda”.

“Da un lato ravvediamo in questo progetto i benefici per la comunità in termini di diminuzione di inquinamento – ha spiegato Stefano Busolin, presidente di Ascotrade – dall’altro una possibilità di crescita aziendale, alla luce dei cali nelle vendite di metano, attraverso la possibilità di vendere energia attraverso i mobility center, come già stanno facendo alcuni nostri competitor nelle province limitrofe”.

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