Allarme acqua, secondo l’Onu nel 2035 ne consumeremo il 20% in più

giornata mondiale dellacqua nel 2035 ne cosumeremo il 20 in più

Di quale materia prima è impossibile fare a meno per produrre energia? Non è il gas, né il carbone, né il petrolio. La risposta esatta è l’acqua. Qualsiasi fonte, come scrive il Sole24Ore, ne richiede in qualche misura l’utilizzo, comprese le rinnovabili. E l’acqua quasi sempre ha bisogno di energia: per raggiungere le nostre case e in molte regioni del mondo per diventare potabile.

 

È un rapporto al quale non si pensa spesso, quello tra acqua ed energia, ma è cruciale per lo sviluppo del pianeta. Ed è per questo motivo che le Nazioni Unite l’hanno posto al centro del World Water Development Report, da quest’anno a cadenza annuale, e della Giornata mondiale dell’acqua che si celebra oggi.

La produzione di energia, dal giacimento alla centrale elettrica, già nel 2010 era responsabile del 15% dei consumi mondiali di acqua, per un totale di 583 miliardi di metri cubi: una quantità paragonabile alla portata del fiume Gange, osserva l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel suo contributo allo studio. La quota arriva addirittura al 57% del totale in Europa. L’11% di tutta questa acqua viene consumata definitivamente. Dati inquietanti di fronte al fatto che 768 milioni di persone oggi non hanno accesso ad acqua potabile, mentre 2,5 miliardi non dispongono di servizi igienico-sanitari. D’altro canto, ce ne sono 1,3 miliardi – molto spesso le stesse – tuttora prive di elettricità.
Con l’inevitabile crescita dei consumi energetici, la previsione è che nel 2035 l’utilizzo di acqua nel settore aumenterà del 20% e il suo consumo definitivo dell’85%. A patto che si adottino politiche virtuose. Perché se questo non accadrà, non solo non riusciremo a contrastare il cambiamento climatico (già oggi responsabile di più frequenti siccità e danni al sistema idrico), ma consumeremo molti più combustibili e molta più acqua: l’uso salirebbe del 35 invece che del 20%.

Nuove tecnologie – spesso purtroppo costose – secondo l’Onu possono aiutarci a risparmiare acqua senza rinunciare all’energia. Anche modificare il mix di fonti può essere utile, ma le scelte migliori non sono intuitive.

Se il fracking, la tecnica di fratturazione idraulica con cui si estraggono shale oil e shale gas, è deleterio in termini di consumi idrici e inquinamento delle falde acquifere, e se le vecchie centrali nucleari o a carbone sprecano quantità enormi di acqua per raffreddare gli impianti, neppure le energie “verdi” sono del tutto innocenti.

L’eolico e il solare fotovoltaico, è vero, utilizzano pochissima acqua, ma lo stesso non vale per il solare termico, che a parità di energia ne consuma cinque volte più di una centrale a gas e 1,5 volte più del nucleare.

I biocombustibili – soprattutto se derivati da canna da zucchero e mais – sono inoltre molto più “idrovori” di quelli di origine fossile, perché derivano da prodotti agricoli.

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